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Quali sono le tasse sugli immobili…… " ( leggi a piè di pagina)

 

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SALUTE & BENESSERE

 

... Un arresto cardiaco durante una partita di calcetto dopo la scuola. E' spesso il drammatico epilogo di tragedie che vedono come protagonista la morte improvvisa...



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La scarpa più grande del mondo? E’ italiana…

 La scarpa più grande del mondo è infatti stata realizzata ad aprile 2013 dalla Superga, storico marchio torinese di calzature, ed è la replica del modello “2750”, probabilmente il più famoso del brand.
La scarpa è misura 6,1 × 2,4 × 3,4 metri, ed è stata prodotta in occasione dell’inaugurazione di un “flaghisp store” all’interno dell’Harbor City Mall di Hong Kong: proprio per creare un ponte “culturale” tra Italia e Cina l’enorme scarpa è decorata con disegni che riprendono paesaggi caratteristici dall’Italia e da Hong Kong.Proprio nel corso dell’inaugurazione, il 12 aprile scorso, è stato
consegnato dal Guinness dei Primati il certificato di riconoscimento del record raggiunto.


450 euro al mese per vivere in un armadio …

È noto che Tokio è una delle città più densamente popolate al mondo. È noto anche che i prezzi delle case e degli affitti hanno prezzi stratosferici, e la compattezza degli spazi degli appartamenti della città fanno parte dell’immaginario collettivo. Ma nel quartiere di Shibuya è stato costruito un nuovo palazzo che supera di gran lunga quel che si è visto finora in fatto di stranezze del Sol Levante. Gli appartamenti sono grandi poco più di 3 metri quadri, e alti circa un metro e mezzo. Dimensioni più simili a quelle di un grande armadio che di una piccola stanza, dunque: e non a caso a guardare il “corridoio” di questo condominio sembra di percorrere lo spogliatoio di una palestra, circondato da armadietti, piuttosto che un vero palazzo abitato. Anche molti i giapponesi, pur abituati a spazi ridotti, giudicano queste nuove costruzioni folli. Il costo dell’affitto di questi loculi non è neppure troppo ridotto: si parla di 55.000 yen, pari a circa 430 euro, comprensivi di riscaldamento ed elettricità. Gli affittuari sono spesso giovani professionisti, che vivono per la maggior parte del tempo fuori da casa, o persone che cercano una seconda casa vicino al luogo di lavoro, considerato che arrivare al lavoro da fuori Tokio può spesso richiedere anche un paio di ore.


Quando gli esperti fanno "flop"...falsi storici e bufale, eccone alcune eclatanti...

Alcuni casi clamorosi di falso archeologico. E se talora a farsene promotori sono stati truffatori e finti esperti d’arte, spesso a incappare nelle bufale sono state delle vere autorità in materia, costrette poi a clamorose marce indietro e a pubbliche ritrattazioni. Incidenti del mestiere? In un certo senso sì, se si pensa che uno dei dieci falsi più famosi al mondo, il busto di Nefertiti, sarebbe responsabilità dello stesso Ludwig Borchardt, uno dei più grandi egittologi mai ESISTITIe fondatore dell’Istituto tedesco di archeologia al Cairo.

LE PIETRE DI ICA - Si tratta di uno dei reperti archeologici più sconvolgenti mai rinvenuti: se l’autenticità delle Pietre di Ica fosse stata confermata, sarebbe stata rivoluzionata completamente la storia dell’umanità come la conosciamo oggi. Questi ritrovamenti sono andesiti carbonizzate risalenti al Mesozoico, rinvenute nel deserto di Ocucaje, vicino a Ica (Perù) nel 1960. Presentano enigmatiche incisioni, che forniscono elementi assolutamente anomali rispetto alla loro datazione: configurazioni stellari, strumenti ottici quali telescopi e lenti, animali preistorici estinti, velivoli meccanici e avanzate operazioni chirurgiche. Il ricercatore spagnolo Vicente Parìs ha ottenuto una pietra da Javier Cabrera, uno dei primi scienziati a interessarsi dei reperti, facendola analizzare a Barcellona. Le analisi hanno dato esito negativo, rilevando segni di carta abrasiva e lavorazione recente. Cabrera stesso da anni ha ammesso che parte della sua collezione viene da Basilio Uchuya, uno dei principali falsificatori di pietre.

IL DIVINO SCAVATORE - Il soprannome indica l’archeologo giapponese Shinichi Fujimura ed è legato alla sua leggendaria abilità nello scovare reperti antichi anche decine di migliaia di anni. Una fama durata fino al 5 novembre 2001, quando alcuni giornalisti del quotidiano "Manichi Shinbun", muniti di macchine fotografiche e telecamere digitali, hanno smascherato Fujimura, costringendolo a scusarsi pubblicamente davanti a milioni di telespettatori giapponesi.


Scoperta una nuova specie: una maxi lucertola di due metri ...

Era già stata avvistata sulle montagne della Sierra Madre, nelle Filippine, ma la sua esistenza è stata riconosciuta solo ora dalla Royal Society. È un'enorme lucertola lunga due metri, il Varano bitatawa.  Questo animale vive nei meandri più segreti della foresta pluviale filippina, dove si mimetizza grazie alle macchie dorate che ne ricoprono la pelle. È un parente del Drago di Komodo ma, al contrario del noto lucertolone, non è carnivoro. Le prime prove della sua esistenza risalgono al 2001, quando fu avvistata da alcuni cacciatori. Solo otto anni più tardi i ricercatori hanno individuato tracce die suoi artigli sugli alberi, per poi arrivare all'incredibile scoperta. I maschi della specie possiedono due peni, caratteristica in comune con altre lucertole e alcuni serpenti, che utilizzano alternativamente durante l'accoppiamento. Il corpo è coperto di macchie dorate con squame nere e verdi Battezzato Varano bitatatwa, è incredibilmente sopravvissuto alla drastica riduzione del suo ambiente naturale e alla caccia: gli abitanti della regione l'hanno sempre ritenuta una preda. Non si è potuto stabilire quanti esemplari ne siano rimasti ad oggi. Gli scienziati stimano che la specie si sarebbe probabilmente estinta rapidamente se non fosse stata scoperta e soccorsa. Allo stesso tempo però è proprio la mancanza di alberi ad averla resa visibile: "Mangia solo frutta fresca - spiega Rafe Brown dell'Università del Kansas - e dorme sugli alberi. Questi esemplari stanno uscendo allo scoperto a causa della deforestazione". "È un passo in avanti importante per salvare la foresta - conclude Brown -, vuol dire che c'è ancora una speranza e ci sono molte altre specie da trovare". La sua foto è finita su tutti i giornali: è lo scatto fatto dopo l'arresto di David Davis, accusato di aver ferito con un paio di forbici un cliente del barbiere dal quale si stava facendo tagliare i capelli. La foto segnaletica di David Davis, 21 anni, resterà negli annali come una delle più curiose: in questo scatto il ragazzo ha mezza testa rasata.  Il motivo è decisamente insolito: Davis era dal barbiere quando si sarebbe alzato dalla sedia per colpire con un paio di forbici un altro cliente, ferito alla schiena. Il fatto è avvenuto a Stamford, Regno Unito. La vittima è stata portata in ospedale. Davis è invece fuggito con la testa rasata a metà, e si sarebbe nascosto ne suo appartamento. È lì che la polizia l'ha trovato poco dopo. Prelevato dagli agenti, è stato portato alla centrale dove gli è stata scattata la foto segnaletica. Il ragazzo si sarebbe difeso dicendo che la vittima gli si era avvicinata "in modo aggressivo", e che avrebbe preso le forbici solo per difendersi.


 

 

 

 

 

 

 

Tanto sole e temperature infuocate, caldo africano fino a Giovedì, poi arrivano i temporali!


Giovedì 20: giunge aria più fresca e instabile al Nord con qualche forte temporale su alte pianure e rilievi alpini. Rimane buono il tempo al Centro Sud.  Le temperature in lieve calo sulle regioni centro-settentrionali, ancora elevate invece su quelle meridionali. Una circolazione depressionaria presente sull'Europa occidentale si porterà a metà settimana lentamente verso levante, causando una maggiore instabilità dell'atmosfera. Infiltrazioni di aria fresca atlantica avranno il merito di scacciar via, tra Giovedì e Venerdì, il caldo africano sulle regioni centro-settentrionali con il ritorno a valori termici più consoni con il periodo. Lo scontro tra queste due diverse masse d'aria darà luogo a temporali, localmente forti, su parte delle regioni del Nord nella giornata di Giovedì. L'elevata energia presente nei bassi strati dell'atmosfera, infatti, darà luogo a fenomenologia intensa, ove non sono escluse locali grandinate e forti colpi di vento. Quali le zone maggiormente a rischio? Dalle ultime analisi modellistiche le aree maggiormente interessate dai fenomeni convettivi saranno quelle del Piemonte, la Lombardia e un pò tutto il comparto alpino e prealpino.
Venerdì 21: un pò di instabilità sui settori montuosi del Centro Nord con possibili acquazzoni. Meglio altrove ma con caldo più sopportabile! Tanto sole al Sud con massime ancora oltre i 30 gradi.
Sabato 22: instabile al Nord Est e Alpi con qualche temporale, meglio sulle rimanenti zone del Paese. Temperature che rimarranno stabili o in lieve calo un pò dappertutto e si porteranno su valori più gradevoli e tipicamente estivi anche al Sud.


Caldo: arriva la canicola, giovedì bollino rosso in 14 citta'

Roma - Arriva la canicola. Nei prossimi giorni l'anticiclone africano farà sentire tutta la sua forza. Giovedì è infatti previsto bollino rosso in ben 14 città (Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Trieste, Venezia, Verona). A stabilirlo è l'ultimo aggiornamento del bollettino giornaliero del ministero della Salute sulle ondate di calore. Il bollino rosso indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche. Secondo la tabella del Sistema nazionale di prevenzione allarme sulle ondate di calore pubblicata sul sito del ministero della Salute, cinque città (Ancona, Bari, Napoli, Palermo, Reggio Calabria) sono invece contrassegnate dal bollino arancione. Questo bollino indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili.

Aumento dell'Iva al 22%: cosa dobbiamo aspettarci…

Inevitabile. E' il messaggio che da giorni il governo Letta sta passando sull'aumento dell'Iva al 22%, previsto il prossimo primo luglio. Lo ha ribadito il ministro dello Sviluppo Economico Zanonato "Non è che non voglio bloccare l'aumento dell'Iva. Dico che è molto difficile trovare le coperture, visto il poco tempo a disposizione"; lo ribadisce il ministro dell'Economia Saccomanni, mentre inizia lo scaricabarile delle responsabilità di tale accisa, dal Pdl al Pd passando per Monti. L'aumento di un punto è inevitabile, dunque, l'unica soluzione al momento è che potrebbe essere posticipato, rinviandolo ad ottobre 2013 o fino a gennaio 2014. Ma l'aumento ci sarà, perchè bisogna coprire il gettito annuale di 4 miliardi che dovrebbe essere assicurato dall’aumento dell’imposta sui consumi. Impresa sempre più difficile, visti i conti pubblici sotto pressione da anni e, nonostante sia stata chiusa la procedura per deficit eccessivo, il Paese non ha risorse nè capacità di spesa se non tassando e tagliando la spesa pubblica.  Un'alternativa la propone Stefano Fassina: in un'intervista a L'Unità, il viceministro all'Economia afferma la necessità di bloccare l'aumento dell'imposta, proponendo l'accelerazione sul pagamento della pubblica amministrazione dei debiti alle imprese. "Pagando realmente e subito fatture per 15 miliardi - spiega Fassina - raccoglieremmo tassa, tramite la stessa Iva, per almeno un paio di miliardi. Una cifra che ci permetterebbe di sospendere l'aumento dell'Iva fino a fine anno e di eliminarlo definitivamente con la Legge di stabilità in autunno".  In soli due anni, l'Iva è passata dal 20 al 22%. L'emendamento è stato approvato dal governo Berlusconi il 17 settembre 2011, per rimediare al pareggio di bilancio nel 2013, come da impegni presi con l' Unione Europea. Per questo motivo, al testo della legge venne inserita nell'agenda di governo l'aumento dell'Iva, attraverso una "rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l'accisa" in sostituzione della revisione. A mettere tutto in pratica, Mario Monti, che nel decreto salva-Italia stabilì l'aumento di due punti delle aliquote del 10 e del 21 per cento, dal primo ottobre 2012, e di altro mezzo punto dal 2014, per un importo del valore di 16,4 miliardi a regime dal 2014.  Finora, attraverso i tagli sulla spesa pubblica e altre manovre, nessuno di questi aumenti è scattato, tranne la questione dell'aumento dell'Iva che vale 4,2 miliardi l'anno. Una questione che è diventata ormai imminente e che preoccupa il mondo politico e imprenditoriale: Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, parla di "un impatto disastroso", con l'aumento di gettito che sarà molto inferiore al previsto. Perchè"la base imponibile - continua Sangalli - si ridurrà a causa della naturale contrazione dei consumi dovuti all'aumento del prezzo finale. I minori consumi interni avranno effetti negativi sulla produzione e quindi sul Pil".  Intanto, la Cgia di Mestre ha fornito le prime simulazioni dell'impatto che l'aumento dell'imposta - assieme alle altre tasse già presenti - avrebbe su tre tipologie di famiglie (single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico). La simulazione - basata su sette fasce retributive e sui dati Istat sui consumi - porterà ad una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20 mila euro, del 4,1% per quella da 25 mila euro e dell'8,2% per le rimanenti fasce di reddito. In pratica, a fronte del rialzo dei prezzi di beni e servizi, a calare le spese saranno le fasce di reddito medio-alte. Non solo: nel caso dei lavoratori dipendenti senza famiglia, l'incidenza percentuale del rincaro dell'Iva sullo stipendio netto annuo sarà peggiore per le fasce meno abbienti, mentre per le famiglie, a parità di reddito, più aumenta il numero dei componenti, più si fa sentire il peso dell' aumento dell'Iva.

 

Animali: 130.000 abbandoni l'anno, 80% muore e 20% finisce in rifugi

Roma - Un gesto simbolo della crudeltà umana, condannato oggi più che mai dall'opinione pubblica italiana, ormai molto sensibile alle tematiche animaliste. L'abbandono di cani e gatti, soprattutto d'estate, è un fenomeno ancora radicato nel nostro Paese: le stime della Lega antivivisezione (Lav) dicono che ogni anno, in Italia, circa 130.000 animali vengono abbandonati. Più dell'80% di loro rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti, mentre il 20% finisce in un rifugio per animali dove, specialmente se anziano o affetto da patologie importanti, concluderà tristemente la sua esistenza. Nonostante le molte campagne di sensibilizzazione realizzate in questi anni, dunque, il fenomeno dell'abbandono e del randagismo fa registrare ancora dei numeri preoccupanti.  I più aggiornati dati del ministero della Salute indicano in oltre 100.000 il numero di cani entrati nei canili sanitari (pubblici) nel 2011 a cui si aggiungono oltre 140.000 cani dei canili e rifugi autorizzati (privati/associazioni), ricorda la Lav, che lancia in questi giorni una campagna e la proposta di una nuova legge."La rimozione dei divieti che rendono difficile la convivenza con i quattro zampe, come in questi ultimi giorni è accaduto con i divieti condominiali - evidenzia all'Adnkronos Salute Ilaria Innocenti, responsabile Lav Settore Cani e Gatti - è importante anche nell'ambito di un'efficace attività di prevenzione del reato di abbandono di animali: agevolare la convivenza può essere un incentivo ad accogliere in famiglia un pet, meglio se adottato da un canile. Eppure gli animali continuano a essere abbandonati perché la scelta di vivere con loro non è stata ponderata con responsabilità, perché ritenuti impegnativi o costosi. Per contrastare questa piaga, proponiamo alcune misure tese a riformare la legge 281/91 (Tutela animali d'affezione e prevenzione del randagismo). Oltre a essere un reato, l'abbandono porta a un dispendio di soldi pubblici che ricade sull'intera collettività: considerando che per ogni cane ospitato in canile ogni Comune paga circa 1.000 euro all'anno, e nei canili italiani ci sono circa 150.000 quattro zampe, le proporzioni del fenomeno sono rilevanti". Questi i punti chiave della petizione per la riforma della legge 281/91, che si potrà firmare on line su www.lav.it e anche su www.erbolario.com grazie al sostegno offerto dall'azienda di cosmetici.

1) Rendere più semplice la vita assieme: accesso libero nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, nelle strutture turistiche (alberghi, campeggi, spiagge, mezzi di trasporto pubblico) a cani e gatti. Detrazioni fiscali su cibo e spese veterinarie per chi adotta un quattro zampe, riconoscimento del farmaco equivalente in veterinaria, adeguamento dell'Iva a livelli europei per alimenti e farmaci per animali tenuti non a scopo di lucro. Incentivi alla sterilizzazione di cani e gatti. Potenziamento dell'anagrafe felina e inserimento di cani e gatti nel certificato di 'stato di famiglia'.

2) Aiutarli tutti: istituzione di un 118 unico a livello nazionale per il pronto soccorso veterinario, previsione del 'cane libero accudito' in aree identificate.

3) Adozioni responsabili: convenzioni tra canili e Comuni con precisi standard di qualità e tariffa minima senza la possibilità di aste al ribasso, numero massimo di 200 cani per canile, presenza obbligatoria all'interno delle strutture di almeno un’associazione di volontariato, apertura quotidiana al pubblico per almeno 6 ore per favorire controlli e adozioni.

4) Prevenire e reprimere maltrattamenti e abbandoni: prevedere il divieto di detenzione di animali a coloro che abbiano riportato una condanna per reati contro di essi.

Un Coyote contro traffico e autovelox

Nel mercato dei sistemi anti-autovelox sta per arrivare una nuova proposta, legale al 100% e basata su innovative funzioni di assistenza e aiuto alla guida. Si chiama "Il Coyote", ma non ha molto a che fare con il simpatico (e sfortunato) personaggio dei cartoni animati, sempre alla caccia del velocissimo Beep Beep: prodotto dalla francese Coyote System, il nuovo dispositivo rappresenta il top di gamma dell'offerta d'Oltralpe, già forte dalle versioni Classic e Mini Plus. La funzione principale del nuovo Coyote rimane perciò sempre la possibilità di avvisare in anticipo della presenza di autovelox (fissi e mobili), sistemi Tutor, semafori controllati da telecamere e varchi ZTL; in aggiunta, avremo però anche ulteriori funzioni, tutte estremamente utili: tra esse spicca sicuramente l'aggiornamento in tempo reale sia della mappa degli autovelox che di eventuali ingorghi nel raggio di 30 Km, grazie alle segnalazioni degli altri utenti. Con un semplice tocco, infatti, tutti gli appartenenti alla comunità Coyote potranno comunicare la presenza di traffico lungo il tragitto, ma anche una postazione di controllo della velocità appena installata. Tutto questo, ovviamente, senza timori in fatto di legalità: per il Codice della Strada, infatti, gli autovelox sono uno strumento di prevenzione degli incidenti, e non (come spesso è accaduto) un modo semplice e veloce per rimpinguare le casse degli Enti Locali. Il Coyote, a breve disponibile nel negozio online dell'azienda, si presenta ora più grande e completo rispetto ai suoi "fratelli minori": dotato di connessione Bluetooth e di uno schermo "touch" (a colori e antiriflesso) da 3,2", garantirà una consultazione più facile delle informazioni disponibili, mentre i comandi vocali eviteranno pericolose distrazioni mentre si è alla guida. A tutto beneficio della sicurezza anche la funzione che cerca di prevenire i colpi di sonno: il sistema, infatti, tiene costantemente sotto controllo tutta una serie di parametri di guida (tra cui variazione di velocità e durata del viaggio) e avvisa immediatamente il conducente in caso di anomalia. Tra tanti pregi un difetto però c'è, e riguarda il prezzo: per acquistare Il Coyote sono infatti necessari poco meno di 200 Euro, comprensivi di un mese di servizi; una volta scaduto questo termine, per usufruire ancora degli aggiornamenti in tempo reale serviranno quindi altri 99 Euro per l'abbonamento annuale italiano o 144 Euro per quello europeo.

Acqua in bottiglia o di rubinetto? Come fare una scelta consapevole

Attingere l’acqua al pozzo, riempire le brocche alla fontana o sorseggiare direttamente da una sorgente sembrano usi di un tempo e di luoghi lontani, abituati come siamo a bere l’acqua in bottiglia. Liscia o gassata. Ma nonostante gli slogan pubblicitari, l’acqua imbottigliata nella maggior parte dei casi ha le stesse caratteristiche di quella del rubinetto. Da un test di Altroconsumo condotto nelle principali città italiane su 40 campioni di acque minerali, tra le più diffuse sul mercato, è emerso che si tratta di prodotti di buona qualità, ma anche che non c’è ragione di credere che siano più salutari della cosiddetta “acqua del sindaco. Anzi, l’acqua pubblica è sottoposta a controlli ancora più rigorosi.  Quali caratteristiche hanno le acque potabili che sgorgano dalle fontanelle? Sono tutte oligominerali, cioè con un basso residuo di sali. Da una zona all’altra varia il contenuto di sodio (sempre sotto i limiti di guardia) e di calcare. La presenza di metalli come alluminio, cromo e arsenico che potrebbe inquietare è pur sempre ben al di sotto della soglia minima consentita. Negli ultimi anni molti italiani si sono “riconvertiti” all’acqua dell’acquedotto: ben 7 milioni, secondo un’indagine Nielsen. Bere l’acqua del rubinetto conviene eccome. La differenza con quella in bottiglia in termini di costi è enorme: nonostante l’aumento delle tariffe dell’acqua potabile, per una famiglia costa 500 volte in meno di quella imbottigliata, di cui gli italiani sono i primi consumatori in Europa. Più sicura ancora di quella del rubinetto è quella delle case dell’acqua” disseminate in molti luoghi delle nostre città: grazie a sistemi di filtrazione e a lampade UV, infatti, subisce ulteriori trattamenti, che ne migliorano la qualità. L’acqua naturale è quasi ovunque gratuita, quella gassata, addizionata di anidride carbonica, in certi casi è a pagamento, ma si tratta di una cifra modesta: in media 5 centesimi al litro. Ed è conveniente anche in termini di costi ambientali: l’erogazione media di un impianto di una “casa dell’acqua” è di circa 2.500 litri giornalieri, che si traducono in 1.700 bottiglie di plastica in meno, ovvero 20 tonnellate di Pet all’anno in meno da produrre, trasportare e smaltire.  Il fatto che l’acqua potabile di Milano sia stata scelta come bevanda ufficiale all’Expo 2015 è un bel segno del rinnovarsi di una tendenza.

La laguna è velenosa, la colorano di grigio

Acque limpide e azzurre, una zona tranquilla immersa nella natura. Il bacino artificiale di Harpur Hill (Derbyshire, Inghilterra), ricavato da una miniera abbandonata, sembra proprio un tranquillo luogo di relax. E invece è una vasca di acqua velenosa ed inquinata che, nonostante i segnali sparsi un po’ dappertutto nella zona, inganna ogni anno troppe persone. 

Per questo le autorità locali, nella veste dell’High Peak Borough Council, hanno deciso di colorarne le acque fino a renderle scure e poco appetibili per i bagnanti. In realtà il colore azzurro brillante che il laghetto aveva in precedenza derivava infatti dalle rocce circostanti, e la sua acqua, oltre ad esser tossica, ha un pH di 11,3, vicino a quello della candeggina, contiene resti di automobili abbandonate e di animali morti, e chi vi si bagna è quindi esposto a infezioni, irritazioni e problemi di stomaco. A confronto le due diverse colorazioni del lago di Harpour Hill, in Inghilterra. A sinistra il lago velenoso nel suo aspetto originario, a destra di colore grigio, dopo i provvedimenti presi dalle autorità locali.Il lago artificiale come appariva prima di essere colorato. Il suo azzurro intenso attirava molti incauti bagnanti, che subivano gravi danni dai veleni che ne contaminano le acque. Il lago artificiale di Harpour Hill dopo la colorazione.

Insonnia da caldo, come combatterla

Nel periodo estivo il caldo toglie il sonno a moltissimi italiani, che si girano e rigirano nel letto con la fronte madida di sudore. La causa, naturalmente, è l'afa notturna che spezza l'abituale ciclo sonno-veglia, con conseguenze davvero fastidiose sulla vita di tutti i giorni. Sonnolenza durante il giorno, irritabilità, mal di testa, disturbi digestivi, tachicardia sono i segnali che il nostro organismo lancia per avvisarci che dobbiamo recuperare le ore di sonno perse. Ma come fare? I fattori che impediscono un sano riposo nelle notti estive sono molteplici: un consumo eccessivo di caffeina, alcol e tabacco, la camera da letto troppo luminosa, calda o rumorosa, abitudini alimentari errate e ritmi di vita irregolari. Eppure l'insonnia da afa si può curare. Vediamo come.

Rimedi casalinghi contro l'insonnia - Per prima cosa, bisogna preparare la propria camera da letto. Se possedete un condizionatore in modalità deumidificatore, ricordatevi di accenderlo: tenderà ad abbassare la temperatura dell'ambiente. Mettetelo in funzione un'ora prima di andare a letto e poi spegnetelo ed evitate di tenerlo acceso per tutta la notte. Se non avete un condizionatore può essere utile anche un ventilatore, ma per evitare torcicolli e contratture i getti d'aria non devono essere diretti sul corpo. La stanza deve essere buia. Se non riuscite a prendere sonno, evitate di girarvi e rigirarvi nel letto, piuttosto alzatevi e distraetevi. Cercate di mantenere inalterati i ritmi di sonno-veglia perché l'organismo percepisce il desiderio di riposare solo nelle ore in cui l'abbiamo abituato a dormire. Il pisolino pomeridiano non aiuta affatto, quindi meglio abolirlo. Prima di coricarvi optate per una doccia di acqua tiepida, anziché calda, ed evitate nelle ore immediatamente precedenti il riposo notturno attività fisiche impegnative.

Il giusto modo di alimentarsi - L'insonnia da caldo si può prevenire anche con semplici accorgimenti alimentari. Alcol, caffè e fumo sono sostanze stimolanti che riducono le fasi di sonno profondo, cioè quelle più importanti per un riposo ristoratore. Diventa difficile addormentarsi se non si è sazi o magari si è digiuni; lo stesso vale nella condizione opposta, cioè se ci si è abbuffati e magari si è fatto un abuso di pietanze pesanti. Nel pasto serale via libera ai carboidrati: pasta, riso e orzo contengono il triptofano, un aminoacido che favorisce la sintesi della serotonina (il così detto ormone della felicità), il neurotrasmettitore cerebrale che stimola il rilassamento. La produzione di serotonina è incrementata anche dal consumo di zuccheri semplici, come ad esempio quelli presenti nella frutta di stagione. Tra le verdure al primo posto c'è la lattuga seguita da radicchio, dalla cipolla e dall'aglio, tutte pietanze che aiutano il rilassamento e favoriscono il buon riposo. E' bene eliminare la carne a causa della presenza della tirosina, un aminoacido che interviene come stimolante dei processi mentali, e tutti i cibi con sale in eccesso o conditi con curry, pepe, paprika.

Estate: zanzare tigre 'frenate' dal clima ma aiutate dalla crisi, è in arrivo un' invasione

Roma  - In ritardo, ma comunque in arrivo. Con il rischio di un'invasione 'senza troppi ostacoli' grazie alla crisi. La zanzara tigre comincia a comparire nelle nostre città solo ora, qualche settimana più tardi rispetto agli anni precedenti. Merito degli acquazzoni di forte intensità che hanno colpito molte aree del Paese e che hanno la capacità di 'lavare' i tombini, portando via le larve. Ma con i pochi soldi a disposizione dei Comuni, il rischio è che le necessarie disinfestazioni non vengano mai fatte. Lo spiega Vincenzo Girolami, docente di entomologia alla Facoltà di Agraria di Padova.  "Quest'anno è andata eccezionalmente bene, soprattutto al Nord, sul fronte zanzare", dice all'Adnkronos Salute Girolami. "In molte zone, come in Veneto, le piogge molto forti, con gli acquazzoni capaci di creare mulinelli nei tombini, hanno pulito i tombini meglio di un trattamento insetticida".  Questo vantaggio, però, non durerà a lungo. Gli scrosci violenti di pioggia "non possono ovviamente aver lavato tutto", sottolinea l'esperto. Quindi il ciclo riproduttivo è ricominciato. "E temo che le zanzare, le tigre come quelle domestiche, non saranno molto ostacolate nella loro crescita. Molte città, infatti, sono costrette a rinunciare alle disinfestazioni che oggi, con i bilanci all'osso, appaiono molto costose. Servono infatti tempo, materiali, personale. In una città come Padova, si spendono circa 500 mila euro". Per i cittadini, quindi, l'unica possibilità di salvezza è ricorrere al fai-da-te. "Ciascun condominio può fare disinfestare da specialisti le aree dell'edificio a rischio", continua l'entomologo. Meno utili le procedure 'casalinghe'. "Usare la candeggina - aggiunge Girolami - serve solo ad inquinare - mentre il sottovaso di rame è solo un palliativo".  Per l'esperto la difficoltà di controllare le invasioni periodiche di zanzare è legata ad un problema strutturale, che parte d lontano. "Il problema, a mio parere, sono state le scelte urbanistiche fatte negli anni '60 del '900, non solo in Italia, ovvero optare per un collettore unico per le acque piovane e quelle fognarie. Il risultato è che i tombini, per non far risalire la puzza di fognatura, hanno sempre dell'acqua sul fondo, per lo stesso principio del water di casa. Un ristagno che è terreno favorevole per le zanzare".  Oggi, però, "è un problema difficilmente risolvibile e che non viene nemmeno considerato da architetti e ingegneri. La soluzione sarebbe quella di riprogettare tutto e far defluire le acque piovane nei fiumi e le fogne in un collettore ad hoc. In tempi di crisi sono interventi impensabili. Anche se in qualche Paese europeo ci si sta pensando, almeno a livello teorico", conclude Girolami.

La norma che obbliga a far transitare su un conto corrente terzo tutte le spese mira alla trasparenza

Tra le riforme più interessanti che riguardano inquilini del condominio e amministratori c’è l’obbligo di far transitare su uno specifico conto corrente le somme che riguardano la gestione economica del palazzo. Un conto corrente, che può essere postale o bancario, che l’amministratore gestisce e firma, in quanto rappresentate di altri, ma che deve essere accessibile anche a chi, per legittimo interesse, volesse averne visione, per estrarre copia della renditazione contabile, a sue spese.  Per aprire il conto, l’amministratore dovrà presentare all’istituto di credito una copia dell’assemblea condominiale della delibera che ne attesti la nomina ad amministratore e la durata dell’incarico, l’autorizzazione all’apertura del conto, i poteri conferiti in ordine all’apertura e alla gestione del conto, una copia del regolamento e il codice fiscale del condominio.  La riforma quindi prevede l’obbligo di apertura del conto corrente: l’omessa apertura è una grave irregolarità per cui revocare il mandato da amministratore. La data limite entro cui aprire il conto è il 18 giugno. Ovviamente, possono maturare interessi che, in linea di massima, potrebbero compensare le spese da pagare o di fatto essere reinvestite nella vita del palazzo.  La trasparenza è il fine della riforma, ma è necessaria anche una certa dose di elasticità per non penalizzare la vita del condominio. Infatti, l'amministratore è obbligato a far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio su uno specifico conto corrente, come detto: una norma che limita il suo diritto di prelevare o depositare contanti senza giustificare a che titolo compie l’operazione, nella relativa movimentazione bancaria.  Tuttavia, la vita di un condominio prevede spese anche minime: in tal caso ci sarà un’indicazione generica, come quella del fondo cassa, a giustificare il prelievo di contanti, ma nella gestione contabile interna andranno sempre giustificate le finalità del prelievo effettuato. I versamenti degli abitanti del condominio in contanti, andranno versati sul conto, indicandone la provenienza, nel caso in cui l’amministratore sia disponibile ad accettare questa modalità di pagamento. Le somme possono essere grandi o piccole, a volte magari sono risibili, ma devono necessariamente transitare sul conto corrente: l’amministratore non percepisce ulteriore compenso per la gestione del conto corrente. L’apertura del conto comporta delle spese e il pagamento di un’imposta di bollo: e come sottolineava l’Anaci (Associazione nazionale amministratori immobiliari e condominiali) diversi istituti hanno applicato ai condomini un’imposta da bollo per persona giuridica e non per persona fisica, facendo pagare un’imposta bollo da 100 euro anziché da 34,20.  Inoltre, nel caso di cc. intestati a persona giuridica, si paga di più anche per gli eventuali scoperti. La riforma, in ogni caso, non solo rende più trasparenti le transazioni necessarie a pagare fornitori e dipendenti, il versamento dei contributi dei condomini, l’acquisizione di beni fondamentali per la vita dello stabile ma traduce sul campo un indirizzo giurisprudenziale che si è fatto forte.  Come già stabiliva la sentenza 7162/2012 della Cassazione, l’amministratore è tenuto a evitare sovrapposizioni e confusione fra il patrimonio del condominio e quello personale, facendo appunto affluire i versamenti delle quote condominiali su apposito e separato conto corrente

7 oggetti molto rubati che non ti aspetti

L’FBI ha recentemente calcolato che il furto di oggetti da negozi al dettaglio costa agli Stati Uniti circa 30 miliardi di dollari ogni anno. E una vera sorpresa viene dalla tipologia di alcuni degli oggetti più rubati. Si tratta infatti di prodotti di uso del tutto comune, non incredibilmente costosi né particolarmente ricercati, che tuttavia i ladri sembrano amare molto. Vediamo quali sono.

La Bibbia - I dieci comandamenti recitano “non rubare”, ma i ladri non sembrano tenerne molto conto, nonostante sia proprio la Bibbia il libro più rubato in assoluto. E nonostante copie del libro sacro siano disponibili in forma gratuita in chiese e parrocchie di tutto il mondo.

Test di Gravidanza - I test per stabilire se si è o meno in stato di gravidanza sono tra gli oggetti più rubati per almeno tre motivi. Innanzitutto sono facili da rubare, data la loro conformazione e le piccole confezioni con cui sono messi in vendita. In secondo luogo i test, come molti medicinali da banco messi in vendita nei supermercati, possono essere piuttosto costosi. In terzo luogo, la gente odia pagare molto un oggetto che userà una sola volta.

Nutella - Pochi dolciumi sono amati come la Nutella, in particolar modo dai ladri. Lo scorso aprile, in Germania, la polizia ha scoperto in una stazione ferroviaria abbandonata circa 5000 vasetti di Nutella, per un valore totale di 21mila euro.

Extension per capelli - Un gran numero di extension vengono rubate ogni giorno. I ladri sembrano tuttavia puntare al top, ovvero alle confezioni fatte di veri capelli che costano fino a mile dollari al pacco. Questo tipo di accorgimenti estetici hanno d’altra parte un costo. Chi li utilizza comunemente usa circa due pacchi ogni volta e le extension devono essere rimpiazzate ogni 3 o 6 mesi.

Aspirapolvere di ultima generazione - Non sembra che questi elettrodomestici possano essere sottratti facilmente senza essere scoperti. Eppure le ultime generazioni di aspirapolvere sono più leggere, di dimensioni ridotte e sono vendute in confezioni abbastanza piccole, che non attirano l’attenzione e possono essere facilmente nascoste. Ma cosa le rende desiderabili per i ladri? Hanno un valore di mercato piuttosto alto e sono piuttosto facili da rivendere.

Energy drinks - Strano ma vero, le bibite energetiche sono tra le cose più rubate nei negozi. Ma spesso è per rivenderle ad altri negozianti, o direttamente a chi ne fa uso, a prezzi decisamente ribassati

Detersivo in polvere per bucato - Il classico fustino di detersivo in polvere non sembra l’oggetto ideale da infilare sotto la giacca, ma è costantemente oggetto di furti. Anche in questo caso, infatti, i ladri rivendono facilmente il prodotto ad altri negozi, che lo pagano così considerevolmente meno di quanto farebbero rivolgendosi al fornitore o al grossista. Negli USA è particolarmente amato dai ladri il “Tide”, popolare detersivo per il bucato. A pare i criminali lo usano spesso come merce di scambio per acquistare o vendere droga: una confezione da 150 once può essere scambiata infatti con 5 dollari in contanti o 10 dollari in marijuana e cocaina.

Manutenzione dell'aria condizionata

Nonostante si sia fatta attendere più del dovuto, è finalmente arrivata la bella stagione: quando siamo in macchina, però, il caldo e le alte temperature rappresentano ben più che un semplice fastidio; per combattere la calura estiva, in questo periodo gli automobilisti sfruttano a fondo uno degli accessori essenziali nelle vetture moderne, il climatizzatore: per evitare brutte sorprese nel periodo più torrido dell'anno, è bene però prepararsi per tempo, sottoponendolo a una manutenzione preventiva. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, è bene controllare il sistema ogni 15 mila chilometri e almeno una volta l'anno, dato che in dodici mesi può evaporare fino al 10% del liquido refrigerante. Oltre ad avere un "potere rinfrescante" praticamente nullo, la mancanza del liquido del climatizzatore potrebbe però anche minarne il funzionamento corretto, dato che il compressore dell'impianto rischierebbe seri danni. Con una perfetta manutenzione del "clima", inoltre, si ottimizzerebbe anche uno dei suoi vantaggi più sottovalutati, legato alla nostra salute e a quello che respiriamo: pochi infatti si ricordano che sia il climatizzatore che l'abitacolo della nostra auto sono "protetti" da filtri, che trattengono particelle inquinanti, batteri, polvere e pollini vari provenienti dall'esterno. A lungo andare, ovviamente, queste componenti vanno sostituite, così da garantire una qualità dell'aria ottimale. Per mantenere in perfetta efficienza l'impianto di climatizzazione, inoltre, gli esperti consigliano anche di metterlo in funzione almeno qualche minuto ogni settimana, anche d'inverno: usandolo regolarmente, infatti, si lubrificano le guarnizioni e si "tiene in esercizio" il compressore, evitando che l'inattività possa causare danni al sistema. Oltre a ricaricare il liquido refrigerante, inoltre, sarebbe opportuno far esaminare annualmente da un tecnico anche parti come condensatore, evaporatore, valvola di espansione e compressore, mentre una revisione di tubi flessibili e guarnizioni è caldamente consigliata ogni biennio, così da prevenire eventuali perdite. Ma è possibile un utilizzo "intelligente" del climatizzatore anche a livello di consumi di carburante: lo sapevate, infatti, che accendere l'impianto per meno di 15 minuti non garantisce praticamente nessun beneficio? In quei casi, gli esperti consigliano quindi l'uso della semplice funzione di ventilazione, oppure (come facevano i nostri genitori o nonni) di aprire il finestrino della vettura. Al termine di un periodo di uso prolungato, inoltre, è meglio spegnere il climatizzatore e utilizzare la sola ventola per qualche minuto: in questo modo si limiterebbe la formazione di muffe e batteri nei condotti dell'impianto, con ovvi benefici per il nostro sistema respiratorio.

Salute: 'bronchiti di giugno' in aumento, fino a 150.000 casi a settimana

Milano - "Da 120 mila a 150 mila casi a settimana". Gli italiani messi a letto dalle 'bronchiti di giugno' non solo non diminuiscono, ma aumenteranno. Parola di Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università degli Studi di Milano, che punta ancora una volta il dito contro gli sbalzi termici di questa stagione atipica. "Nella prossima settimana è previsto un ulteriore aumento di queste infezioni", spiega l'esperto all'Adnkronos Salute. E "l'elemento più preoccupante - aggiunge - è un incremento rispetto alla media delle forme di polmonite nei soggetti più fragili". All'origine dei sintomi, ricorda Pregliasco, ci sono adenovirus, rinovirus e coronavirus. "Una situazione che - ribadisce - vede il quadruplo dei casi rispetto alla media nello stesso periodo degli anni scorsi".  Attenzione dunque a spostarsi dal caldo al freddo e viceversa, raccomanda l'esperto, "perché è il momento del cambio di temperatura che ci rende più suscettibili alle infezioni. Quando di colpo siamo esposti a temperature diverse, infatti, si blocca il meccanismo di protezione delle prime vie aeree, la 'clearence muco-ciliare'. In pratica continua la produzione del muco, ma è bloccato il meccanismo che lo elimina, e il virus entra per via di questa paralisi temporanea". Bisogna dunque cercare di acclimatarsi: uno dei consigli, ad esempio, è "spegnere l'aria condizionata prima di salire in macchina, quando l'ambiente si è rinfrescato". "Non sono da sottovalutare questi raffreddori - avverte Pregliasco - Queste forme in genere si presentano con febbricola, naso chiuso o che cola. Se dopo 4 o 5 giorni le cose non migliorano, o dopo un miglioramento le cose peggiorano con una situazione che perdura oltre i 7 giorni, magari con difficoltà respiratorie, allora si può sospettare la sovra infezione batterica. Inoltre - sottolinea l'esperto - nell'anziano non è detto che ci sia febbre". Inizialmente si può utilizzare un farmaco per contrastare i sintomi del raffreddore, ma "mai eccedere nel dosaggio rispetto alla prescrizione nella scheda tecnica", raccomanda il virologo. Non solo perchè fa male, ma anche perché "non bisogna azzerare i sintomi. Infatti, dobbiamo essere in grado di monitorare l'andamento della malattia".

Spese sospette: l'Agenzia delle Entrate invia le lettere di avviso …

L’Agenzia avvisa il contribuente in caso di discordanze tra entrate e uscite ma non è obbligatorio rispondere.  Ai contribuenti italiani sta arrivando una missiva importante e a inviarla è un mittente mai troppo amichevole: l’Agenzia dell’Entrate. Ma cosa dicono le lettere? Invitano il contribuente a verificare la compatibilità di quanto dichiarato per l’anno 2011 con le voci di spesa presenti nel prospetto inviato in allegato, o con lo strumento di autodiagnosi conosciuto come Redditest. Un tema caldo la compatibilità tra spese e dichiarazione, ma nel caso in questione siamo innanzi a uno strumento di compliance, e non davanti a un accertamento fiscale. L’Agenzia fornisce informazioni generiche sulle spese effettuate nel 2011 e note al Fisco; la congruità va verificata con quanto dichiarato nel 730. Il problema non si presenta se le spese, pur più alte del reddito, sono state effettuate con fonti legittime di finanziamento. C’è anche la seconda chance, quella di correggere la dichiarazione, avvalendosi del ravvedimento lungo, fino al 30 settembre 2013, che prevede una sanzione del 3,75%.  Non è certo il primo caso di lettere informative che l’Agenzia invia: l’anno scorso è andato in scena lo stesso copione, ovviamente per il reddito complessivo dichiarato nel 2010. Il panico per i contribuenti non manca mai, ma queste comunicazioni hanno perlopiù carattere informativo, o finalità preventive, quindi bisognerebbe capire perché si scatena il panico ogni volta che l’Agenzia invia una missiva, posto che non è obbligatorio rispondere e che non vi è un accertamento in corso.  Fa più rumore invece il fatto che il cittadino può spiegare o ritoccare la dichiarazione, ma non è messo a conoscenza dell’ammontare delle spese, che non è precisato, per tutelare la riservatezza ma anche nella certezza che il contribuente sa quanto spende. In pratica l’Agenzia sa e il cittadino pure: resta da capire chi deve fare il primo passo. Per la serie: non dico che hai sbagliato, ma nemmeno ti dico che hai fatto giusto, e vediamo chi cede per primo.  Ovvio che molti contribuenti si chiedano a chi spetti l’onere della prova, posto che è l’Agenzia a farsi viva. In ogni caso, sembra che la moral suasion funzioni se i redditi dichiarati lo scorso anno da circa 256mila soggetti che si erano visti recapitare la missiva sono cresciuti di circa il 10%. Anche nel 2011 erano partite 50mila missive che si riferivano alle precedenti annualità e che avrebbero riportato 130 milioni di euro nelle casse dell’Erario, secondo quanto scrive Italia Oggi.  L’esperimento nei fatti funziona ma è giusto il modo in cui è condotto? Già lo scorso anno si parlava di una forma di bluff al poker, dove a parole si tutela la privacy del contribuente, ma nei fatti non gli si concede tutti gli strumenti per capire dove sbaglia e perché, posto che deve poi dimostrare quando e in che modo le spese non coincidono. Più complesso è invece l’altro tema, quello del rapporto tra Fisco e cittadino, che, pur nel nome della lotta all’evasione, ha raggiunto in Italia livelli emergenziali, e ribadisce sempre di più una forma di subalternità, dove il sospetto vince pur per nobili fini, cioè recuperare gettito.

Piano Città: pioggia di finanziamenti per rilanciare il Paese

La ricchezza dell’Italia passa, da sempre, dalla bellezza dei suoi campanili, che però, soprattutto in una stagione come quella attuale, meritano un forte rilancio, per tirare la volata al Paese. E il rilancio passa dalla riqualificazione delle aree degradate e dal ripensamento di poli industriali e logistici. Ecco a cosa mira il Piano Città, il programma del ministero delle Infrastrutture e Trasporti avviato dal primo decreto sviluppo e dedicato alla rigenerazione delle aree urbane degradate, che cofinanzierà i programmi edilizi e urbanistici di 28 città, quelle che hanno di fatto vinto una gara che ha visto partecipare le amministrazioni comunali italiane con oltre 457 proposte di intervento. Le decisioni sono state prese dalla Cabina di Regia – un organo che comprende i ministeri interessati, oltre che della Conferenza delle Regioni, dell’Anci, dell’Agenzia del Demanio e di Cassa Depositi e Prestiti. Tra i compiti della Cabina, oltre alla selezione dei progetti, la determinazione dei contribuiti finanziari e la promozione dei contratti di valorizzazione urbana. Il cofinanziamento nazionale vale 318 milioni di euro(224 dal Fondo Piano Città e 94 dal Piano Azione Coesione per le Zone Franche Urbane dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per le Pmi), complessivamente progetti e lavori valgono 4,4 miliardi di euro complessivi, tra fondi pubblici e privati. Ecco quali sono le proposte che potenzieranno le città prescelte, e che muoveranno un volume di investimenti ampio a fronte di interventi da mettere in cantiere.

 È morto l'uomo più anziano del mondo

Kyotango (Giappone) - E' morto in Giappone a 116 anni l'uomo più anziano del mondo. Jiroemon Kimura, che era stato riconosciuto dal Guinnes world record come più anziana persona vivente, più anziano uomo in vita e più anziano uomo di sempre, si è spento oggi per cause naturali. Kimura, originario di Kyotango in Giappone, era nato il 19 aprile 1897. Secondo il Guinnes world record è stato il primo uomo della storia ad aver vissuto fino all'età di 116 anni. Il titolo di persona vivente più anziana al mondo è passato ora a un'altra persona giapponese, Misao Okawa, che era già stata dichiarata la donna in vita più anziana al mondo.

L'aumento dell'Iva previsto per luglio rimette in gioco anche l'imposta sugli immobili: e il contribuente paga...

Da mesi, e specialmente nelle ultime settimane, il tema Imu domina il dibattito politico ed economico italiano, ma sulla testa del contribuente sta per arrivare un’altra mazzata, ovvero l’aumento dell’Iva al 22%, in programma dal primo luglio prossimo, a meno di ripensamenti. E’ vero che fermare l’Iva è auspicabile ma in tal caso bisognerebbe comunque reperire le risorse, come sottolineato dal premier Enrico Letta. E come si fa a recuperare le risorse? C’è chi auspica di limitare la rimozione dell’Imu per le fasce medie; chi sostiene che non serva in quanto i due provvedimenti non si cannibalizzano e chi invece difende a spada tratta l’Imu, sostenendo che l’abolizione non rilancerebbe le imprese e il lavoro e che la tassa sulla prima casa non sia poi così alta. Sospendere l’aumento Iva fino al 2014 significherebbe l’assenza di 2 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Ma agli italiani cosa dà più fastidio, l’Imu o l’Iva? Partiamo da quest’ultima che tocca tutti gli italiani senza distinzione di sorta, essendo una tassa indiretta e non progressiva. L’aumento dell’aliquota crea un effetto a catena, poiché non aumenterebbero solo i prodotti soggetti all’Iva, ma anche i prezzi di quei beni che si trasportano su gomma, visto il ritocco aggiuntivo di un asset fondamentale come i carburanti. E poi aumenteranno di conseguenza i beni di consumo e le tariffe di artigiani e professionisti. Secondo le stime di Confcommercio, l’aumento si traduce in una stangata di 135 euro in media all’anno per una famiglia di 3 persone. Per la Cgia di Mestre, invece, per un nucleo di 4 persone, l'incremento medio annuo sarà di 103 euro, poiché la tassa riguarda solo il secondo semestre del 2013. L’effetto dell’aumento dell’aliquota impatterebbe, secondo Confcommercio, sul 60-70% dei consumi in una fase già difficilissima: il saldo finale per il commercio al dettaglio, figlio dell’apocalittico combo crisi-iva, vedrebbe spirare 26 mila imprese.  Per Federconsumatori, sommando Iva, Imu al netto dell’imposta prima casa, Tares a dicembre, le famiglie arriverebbero a pagare 734 euro. Insomma, l’incremento Iva vale 2 miliardi di euro di gettito per l’anno in corso e il doppio nel 2014, ma rischia di deprimere definitamente il reddito disponibile per i consumi. E l’Imu invece, quanto incide?  Come rilevava l’analista Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, in un intervento che ha fatto molto discutere, in una lettera aperta al presidente Letta su Il Foglio, “nel 2012, l’Imu ha prodotto un gettito di 23,7 miliardi di euro, di cui circa 4 dalle prime case (contro i 3,3 della vecchia Ici), 6,5 miliardi dagli immobili strumentali delle società e 5,2 da quelli delle imprese individuali. Il 35 per cento dei contribuenti ha versato meno di 200 euro, cioè ha potuto detrarre quanto pagato sull’abitazione principale”. Tra i due mali insomma c’è da capire quale sia il minore, posto che l’aumento dell’Iva danneggia la propensione ai consumi e come si può pretendere che gli stessi ripartano, se l’indicatore sui consumi di Confcommercio nello scorso marzo segnava già un -3,4% in termini tendenziali? Più complesso poi rimane il discorso sull’attitudine italiana a tagliare una tassa a destra, per aumentarne un’altra a sinistra, malgrado ci sia una spesa pubblica che si presti ampiamente a tagli da 3 cifre; per non parlare poi della tassazione sui redditi da lavoro e da impresa, che ha pochi paragoni per pesantezza fiscale. 

Turismo, assegnate le Cinque Vele, Sardegna e Puglia in testa

Roma  - La Sardegna e la Puglia sono le regioni che quest'anno hanno il maggior numero di località a 5 vele, il premio per il turismo e la balneazione attribuito da Touring Club Italiano e Legambiente. Al primo posto c'è Posada, in provincia di Nuoro, seguita da Santa Maria Salina (Messina) e Pollica (Salerno). Ma tra le 15 località primeggiano complessivamente Sardegna e Puglia, seguite dalla Toscana e dalla Sicilia. "Le località premiate con le 5 vele e l'originale ed efficace sistema di valutazione della qualità ambientale e dei servizi messo in piedi da Legambiente e Touring club, rappresentano il miglior antidoto alla grave crisi economica che sta attraversando il nostro Paese", ha commentato in una nota Angelo Gentili, responsabile Turismo di Legambiente.

 

Solstizio d'Estate - 21 giugno

Inizia l'estate nell'emisfero boreale e l'inverno in quello australe.
 Al polo Nord il Sole rimane sopra l'orizzonte per sei mesi, mentre al polo Sud ne rimane sotto per altrettanto.
 La durata del giorno è massima nell'emisfero boreale e minima in quello australe.
 Le giornate iniziano a decrescere nell'emisfero boreale e a crescere in quello australe.
 Il Sole sorge a Nord-Est e, passando al meridiano alla distanza massima di +23,5° dall'equatore celeste, tramonta a Nord-Ovest

GIUGNO

Giorno 21 il sole lascia il segno dei  gemelli ed entra in quello del cancro

Giugno, denominato anche Mese del Sole o Mese della Libertà, è il 6º mese dell'anno secondo il calendario gregoriano, ed è il primo mese dell'estate nell'emisfero boreale e il primo dell'inverno nell'emisfero australe; consta di 30 giorni e si colloca nella prima metà di un anno civile. Il nome deriva dalla dea Giunone, moglie di Giove. La denominazione Mese del Sole deriva dal fatto che in corrispondenza del 21º giorno del mese, ovvero nel solstizio d'estate, l'asse terrestre presenta un'inclinazione tale da garantire la massima durata di luce nell'arco di un giorno. In contrasto con il solstizio d'estate, il solstizio d'inverno che cade il 22 dicembre, rappresenta il giorno dell'anno solare più corto, in quanto l'asse terrestre raggiunge un valore di declinazione negativa, rappresentando quindi l'inizio della stagione invernale nell'emisfero boreale. E' invece comunemente soprannominato Mese della Libertà in quanto gli alunni terminano la scuola.

RICORDIAMO:

  2 giugno  - si celebra la festa della Repubblica

 5 giugno  - Ascensione

12 giugno  - Pentecoste  -   19 giugno -  Santissima Trinità

Giorno 21 inizia l’estate

8/6/2013

Giugno

Primo quarto

16/6/2013

Giugno

Luna Nuova

23/6/2013

Giugno

Ultimo quarto

30/6/2013

Giugno

Luna piena

 


Quali sono le tasse sugli immobili

La pressione fiscale in Italia è alta e a farne le spese sono anche e soprattutto gli immobili, il vero tesoro materiale degli italiani, tassati per il reddito che producono, per il loro valore patrimoniale, per il loro trasferimento nelle compravendite, ma anche nelle donazioni e nelle successioni. Ecco allora quali sono le tasse e le imposizioni a cui "piegarsi" per essere possessori, a vario titolo, di immobili.

Imu  - La tassa più dibattuta d’Italia è l’ imposta municipale propria dovuta su tutti gli immobili posseduti a titolo di proprietà o di altro diritto reale, compresa l’abitazione principale e le relative pertinenze. L’importo che spetta pagare al contribuente è pari al prodotto tra la base imponibile e l’aliquota, con una detrazione nel caso dell’abitazione principale. La base imponibile è costituita dal valore dell’immobile , determinato –per quelli iscritti in catasto- moltiplicando la rendita in vigore all’inizio dell’anno, rivalutata del 5%, per i coefficienti stabiliti per i singoli gruppi catastali. L’aliquota che si applica per l’abitazione principale e per le relative pertinenze è fissata allo 0,4%, percentuale che i Comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, fino a 0,2 punti percentuali. Per i fabbricati rurali l’aliquota è dello 0,4% se adibiti ad abitazione principale e dello 0,2% se strumentali, percentuale che i Comuni possono ridurre fino allo 0,1%.I possessori della casa di abitazione principale e delle relative pertinenze (una al massimo per ciascuna delle categorie catastali C/2, C/6 e C/7), possono detrarre dall’imposta dovuta per questi immobili, fino a concorrenza dell’ammontare dovuto, l’importo annuo di 200 euro, da rapportare al periodo dell’anno per il quale l’immobile è stato destinato ad abitazione principale .

Ivie  - Chi risiede in Italia ma possiede immobili all’ estero , destinati a qualsiasi uso, ha l’obbligo di pagare l’Ivie, ovvero l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero. Pagheranno quindi i proprietari di fabbricati, aree fabbricali e terreni destinati a qualsiasi uso; i titolari di diritti reali ; i concessionari di aree demaniali, i locatari per gli immobili, concessi in locazione finanziaria, costruiti o in fase di costruzione. L’imposta è dovuta in misura proporzionale alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso (viene conteggiato per intero il mese nel quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni). L’ammontare dell’imposta è pari allo 0,76% del valore degli immobili. Se non superiore a 200 euro, l’imposta non è dovuta. Ovviamente, laddove si paghi un’imposta patrimoniale allo Stato in cui si trova l’immobile, per evitare la doppia imposizione, è possibile dedurre un credito pari all’ammontare della stessa. Se c’è invece un’eccedenza di imposta reddituale non utilizzata, si detrae dall’imposta dovuta in Italia per quegli immobili un ulteriore credito d’imposta derivante da tale eccedenza.

Compravendita di immobili  - Quando a vendere è un'impresa "costruttrice" (o un'impresa che ha ristrutturato l'immobile) e la vendita avviene entro 5 anni dall’ultimazione dei lavori, le imposte dovute sono: l’Iva al 10% (o 21% se fabbricato di lusso); l’imposta di registro (nella misura fissa di 168 euro); l’imposta ipotecaria (nella misura fissa di 168 euro); l’imposta catastale (nella misura fissa di 168 euro). Se a vendere è il privato, un'impresa "non costruttrice", un'impresa "costruttrice" (o che ha ristrutturato l'immobile) che vende dopo cinque anni dalla data di ultimazione dei lavori, le imposte da pagare sono l’imposta di registro (7%); l’imposta ipotecaria (2%); l’imposta catastale (1%).

Compravendita della prima casa  - Quali imposte si pagano quando si compra la prima casa ? Dipende dai soggetti presenti nella compravendita ma per l’acquisto della prima casa e pertinenze sono previste aliquote agevolate. Se il

venditore è un privato , bisognerà pagare l’imposta di registro al 3 per cento, l’imposta ipotecaria fissa di 168 euro, l’imposta catastale fissa di 168 euro. Se il venditore è un impresa di costruzione e i lavori sono stati completati da massimo 4 anni, si pagherà l’Iva al 4 per cento, l’imposta di registro fissa di 168 euro, l’imposta ipotecaria fissa di 168 euro, l’imposta catastale fissa di 168 euro. Se invece a vendere l’immobile è un’impresa costruttrice che ha terminato i lavori da 4 anni, si paga l’imposta di registro fissata al 3 per cento, l’imposta ipotecaria fissa di 168 euro, l’imposta catastale fissa di 168 euro ma si è esenti dal pagamenti Iva.

Imposta di successione  - Ricevete in eredità beni immobili o diritti reali sugli immobili? Dovrete versare l’imposta di successione , la cui base imponibile è costituita dalla rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5%, moltiplicata per dei coefficienti riferibili ai gruppi e alle categorie catastali di pertinenza. Si applicano aliquote diverse a seconda del grado di parentela che intercorre tra l’erede e colui che lascia in eredità: 4%, per il coniuge e i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 1.000.000 euro; 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 100.000 euro; 6%, da calcolare sul valore totale(cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, nonché affini in linea collaterale fino al terzo grado; 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone

Imposta ipotecaria e catastale su beni ricevuti in eredità  - L’eredità che vi spetta è composta di beni immobiliari e diritti reali immobiliari? Allora pagherete anche, oltre all’imposta di successione, le imposte ipotecarie e catastali che sono pari, rispettivamente, al 2% e all’1% del valore degli immobili, con un versamento minimo di 168 euro per ciascuna imposta. Se all’interno dell’asse ereditario vi è un immobile (non di lusso) in relazione al quale sussistono i requisiti previsti per l’agevolazione “prima casa”, le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa (168 euro per ciascuna imposta).

Imposta di donazione  - Per i fortunati che entreranno in possesso di un immobile non per eredità, ma per donazione , spetta pagare le imposizioni del caso: le aliquote per determinare l’imposta sono le stesse previste per le successioni, e quindi possono variare in relazione al rapporto di parentela tra colui che dona e colui che beneficia. Gli importi esenti dall’imposta (la franchigia) sono aggiornati ogni quattro anni, in base all’indice del costo della vita. Anche nel caso di un bene immobile o di un diritto reale immobiliare basato su una donazione, sono dovute l’imposta ipotecaria , nella misura del 2% del valore dell’immobile e l’imposta catastale , nella misura dell’1% del valore dell’immobile. Per le donazioni di prima casa, valgono le stesse agevolazioni previste per le successione: colui che beneficia della donazione, invece di applicare le percentuali sul valore dell’immobile, paga 168 euro fisse di imposte ipotecarie e catastali

Cedolare secca  - Il regime della cedolare secca è stato introdotto nel 2011. Si tratta di un sistema alternativo, facoltativo, e agevolato di tassazione del reddito derivante dagli immobili locati per finalità abitative. Il sistema della cedolare secca consiste nell’applicare al canone annuo di locazione un’imposta fissa in sostituzione dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo dovute sul contratto di locazione. La cedolare secca è riservata alle persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sulle unità immobiliari locate (usufrutto, uso, abitazione). Gli immobili per i quali si può scegliere il regime della cedolare sono: le unità abitative appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 -uffici o studi privati), locate per finalità abitative, le relative pertinenze (solo se date in affitto congiuntamente all’abitazione). Il suo importo è del 21% del canone annuo stabilito dalle parti, per i contratti di locazione a canone libero ; del 19% del canone annuo



 
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