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SALUTE &
BENESSERE
... Un arresto cardiaco durante una partita di calcetto
dopo la scuola. E' spesso il drammatico epilogo di
tragedie che vedono come protagonista la morte
improvvisa...
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VIAGGI
& TURISMO
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stelladelsudviaggi@gmail.com
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AGRITURISMI

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La scarpa più grande del mondo? E’ italiana…
La scarpa più grande del mondo è infatti stata
realizzata ad aprile 2013 dalla Superga, storico marchio torinese di
calzature, ed è la replica del modello “2750”, probabilmente il più
famoso del brand.
La scarpa è misura 6,1 × 2,4 × 3,4 metri, ed è stata prodotta in
occasione dell’inaugurazione di un “flaghisp
store” all’interno dell’Harbor City Mall di Hong Kong:
proprio per creare un ponte “culturale” tra Italia e Cina l’enorme
scarpa è decorata con disegni che riprendono paesaggi caratteristici
dall’Italia e da Hong Kong.Proprio nel corso dell’inaugurazione, il
12 aprile scorso, è stato
consegnato
dal Guinness dei Primati
il certificato di riconoscimento del record raggiunto.
450 euro al mese per vivere in un armadio …
È noto che Tokio è una delle città più densamente popolate al mondo.
È noto anche che i prezzi delle case e degli affitti hanno prezzi
stratosferici, e la compattezza degli spazi degli appartamenti della
città fanno parte dell’immaginario collettivo. Ma nel quartiere di
Shibuya
è stato costruito un nuovo palazzo
che supera di gran lunga quel che si è visto finora in fatto di
stranezze del Sol Levante.
Gli appartamenti sono grandi poco più di 3 metri quadri, e alti
circa un metro e mezzo. Dimensioni più simili a quelle di un grande
armadio che di una piccola stanza, dunque: e non a caso a guardare
il “corridoio” di questo condominio sembra di percorrere lo
spogliatoio di una palestra,
circondato da armadietti, piuttosto che un vero palazzo abitato.
Anche molti i giapponesi, pur abituati a spazi ridotti, giudicano
queste nuove costruzioni folli. Il costo dell’affitto di questi
loculi non è neppure troppo ridotto: si parla di 55.000 yen, pari a
circa 430 euro, comprensivi di riscaldamento ed elettricità. Gli
affittuari sono spesso giovani professionisti, che vivono per la
maggior parte del tempo fuori da casa, o persone che cercano una
seconda casa vicino al luogo di lavoro, considerato che arrivare al
lavoro da fuori Tokio può spesso richiedere anche un paio di ore.
Quando gli esperti fanno "flop"...falsi storici e bufale, eccone
alcune eclatanti...
Alcuni casi clamorosi di falso archeologico. E se talora a farsene
promotori sono stati truffatori e finti esperti d’arte, spesso a
incappare nelle bufale sono state delle vere autorità in materia,
costrette poi a clamorose marce indietro e a pubbliche
ritrattazioni. Incidenti del mestiere? In un certo senso sì, se si
pensa che uno dei dieci falsi più famosi al mondo, il busto di
Nefertiti, sarebbe responsabilità dello stesso Ludwig Borchardt, uno
dei più grandi egittologi mai ESISTITIe fondatore dell’Istituto
tedesco di archeologia al Cairo.
LE
PIETRE DI ICA
- Si tratta di uno dei reperti archeologici più sconvolgenti mai
rinvenuti: se l’autenticità delle Pietre di Ica fosse stata
confermata, sarebbe stata rivoluzionata completamente la storia
dell’umanità come la conosciamo oggi. Questi ritrovamenti sono
andesiti carbonizzate risalenti al Mesozoico, rinvenute nel deserto
di Ocucaje, vicino a Ica (Perù) nel 1960. Presentano enigmatiche
incisioni, che forniscono elementi assolutamente anomali rispetto
alla loro datazione: configurazioni stellari, strumenti ottici quali
telescopi e lenti, animali preistorici estinti, velivoli meccanici e
avanzate operazioni chirurgiche. Il ricercatore spagnolo Vicente
Parìs ha ottenuto una pietra da Javier Cabrera, uno dei primi
scienziati a interessarsi dei reperti, facendola analizzare a
Barcellona. Le analisi hanno dato esito negativo, rilevando segni di
carta abrasiva e lavorazione recente. Cabrera stesso da anni ha
ammesso che parte della sua collezione viene da Basilio Uchuya, uno
dei principali falsificatori di pietre.
IL DIVINO SCAVATORE -
Il soprannome indica l’archeologo giapponese Shinichi Fujimura ed è
legato alla sua leggendaria abilità nello scovare reperti antichi
anche decine di migliaia di anni. Una fama durata fino al 5 novembre
2001, quando alcuni giornalisti del quotidiano "Manichi Shinbun",
muniti di macchine fotografiche e telecamere digitali, hanno
smascherato Fujimura, costringendolo a scusarsi pubblicamente
davanti a milioni di telespettatori giapponesi.
Scoperta una nuova specie: una maxi lucertola di due metri ...
Era già stata avvistata sulle montagne della Sierra Madre, nelle
Filippine, ma la sua esistenza è stata riconosciuta solo ora dalla
Royal Society. È un'enorme lucertola lunga due metri, il Varano
bitatawa. Questo animale vive nei meandri più segreti della foresta
pluviale filippina, dove si mimetizza grazie alle macchie dorate che
ne ricoprono la pelle. È un parente del Drago di Komodo ma, al
contrario del noto lucertolone, non è carnivoro. Le prime prove
della sua esistenza risalgono al 2001, quando fu avvistata da alcuni
cacciatori. Solo otto anni più tardi i ricercatori hanno individuato
tracce die suoi artigli sugli alberi, per poi arrivare
all'incredibile scoperta. I maschi della specie possiedono due peni,
caratteristica in comune con altre lucertole e alcuni serpenti, che
utilizzano alternativamente durante l'accoppiamento. Il corpo è
coperto di macchie dorate con squame nere e verdi Battezzato Varano
bitatatwa, è incredibilmente sopravvissuto alla drastica riduzione
del suo ambiente naturale e alla caccia: gli abitanti della regione
l'hanno sempre ritenuta una preda. Non si è potuto stabilire quanti
esemplari ne siano rimasti ad oggi. Gli scienziati stimano che la
specie si sarebbe probabilmente estinta rapidamente se non fosse
stata scoperta e soccorsa. Allo stesso tempo però è proprio la
mancanza di alberi ad averla resa visibile: "Mangia solo frutta
fresca - spiega Rafe Brown dell'Università del Kansas - e dorme
sugli alberi. Questi esemplari stanno uscendo allo scoperto a causa
della deforestazione". "È un passo in avanti importante per salvare
la foresta - conclude Brown -, vuol dire che c'è ancora una speranza
e ci sono molte altre specie da trovare". La sua foto è finita su
tutti i giornali: è lo scatto fatto dopo l'arresto di David Davis,
accusato di aver ferito con un paio di forbici un cliente del
barbiere dal quale si stava facendo tagliare i capelli. La foto
segnaletica di David Davis, 21 anni, resterà negli annali come una
delle più curiose: in questo scatto il ragazzo ha mezza testa
rasata. Il motivo è decisamente insolito: Davis era dal barbiere
quando si sarebbe alzato dalla sedia per colpire con un paio di
forbici un altro cliente, ferito alla schiena. Il fatto è avvenuto a
Stamford, Regno Unito. La vittima è stata portata in ospedale. Davis
è invece fuggito con la testa rasata a metà, e si sarebbe nascosto
ne suo appartamento. È lì che la polizia l'ha trovato poco dopo.
Prelevato dagli agenti, è stato portato alla centrale dove gli è
stata scattata la foto segnaletica. Il ragazzo si sarebbe difeso
dicendo che la vittima gli si era avvicinata "in modo aggressivo", e
che avrebbe preso le forbici solo per difendersi.
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Tanto sole e temperature infuocate, caldo africano fino a
Giovedì, poi arrivano i temporali!
Giovedì 20:
giunge aria più fresca e instabile al Nord con qualche forte
temporale su alte pianure e rilievi alpini. Rimane buono il
tempo al Centro Sud. Le temperature in lieve calo sulle regioni
centro-settentrionali, ancora elevate invece su quelle
meridionali. Una circolazione depressionaria presente
sull'Europa occidentale si porterà a metà settimana lentamente
verso levante, causando una maggiore instabilità dell'atmosfera.
Infiltrazioni di aria fresca atlantica avranno il merito di
scacciar via, tra Giovedì e Venerdì, il caldo africano sulle
regioni centro-settentrionali con il ritorno a valori termici
più consoni con il periodo. Lo scontro tra
queste due diverse masse d'aria darà luogo a temporali,
localmente forti, su parte delle regioni del Nord nella giornata
di Giovedì. L'elevata energia presente nei bassi strati
dell'atmosfera, infatti, darà luogo a fenomenologia intensa, ove
non sono escluse locali grandinate e forti colpi di vento. Quali
le zone maggiormente a rischio? Dalle ultime analisi
modellistiche le aree maggiormente interessate dai fenomeni
convettivi saranno quelle del
Piemonte, la Lombardia e un pò
tutto il
comparto alpino e prealpino.
Venerdì 21:
un pò di instabilità sui settori montuosi del Centro Nord con
possibili acquazzoni. Meglio altrove ma con caldo più
sopportabile! Tanto sole al Sud con massime ancora oltre i 30
gradi.
Sabato 22:
instabile al Nord Est e Alpi con qualche temporale, meglio sulle
rimanenti zone del Paese. Temperature che rimarranno stabili o
in lieve calo un pò dappertutto e si porteranno su valori più
gradevoli e tipicamente estivi anche al Sud.
Caldo: arriva la canicola, giovedì bollino rosso in 14 citta'
Roma -
Arriva
la canicola. Nei prossimi giorni l'anticiclone africano farà sentire
tutta la sua forza. Giovedì
è infatti previsto bollino rosso in ben 14 città (Bologna, Bolzano,
Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Pescara,
Rieti, Roma, Trieste, Venezia, Verona). A stabilirlo è l'ultimo
aggiornamento del bollettino giornaliero del ministero della Salute
sulle ondate di calore. Il bollino rosso indica condizioni di
emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla
salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio
come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da
malattie croniche. Secondo la tabella del Sistema nazionale di
prevenzione allarme sulle ondate di calore pubblicata sul sito del
ministero della Salute, cinque città (Ancona, Bari, Napoli, Palermo,
Reggio Calabria) sono invece contrassegnate dal bollino arancione.
Questo bollino indica condizioni meteorologiche che possono
rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei
sottogruppi di popolazione più suscettibili.
Aumento dell'Iva al 22%: cosa dobbiamo aspettarci…
Inevitabile.
E' il messaggio che da giorni il
governo Letta
sta passando sull'aumento
dell'Iva
al 22%, previsto il prossimo primo luglio. Lo ha ribadito il
ministro dello Sviluppo Economico
Zanonato
"Non
è che non voglio bloccare l'aumento dell'Iva. Dico che è molto
difficile trovare le coperture, visto il poco tempo a disposizione";
lo ribadisce il ministro dell'Economia
Saccomanni,
mentre inizia lo scaricabarile delle responsabilità di tale accisa,
dal Pdl al Pd passando per Monti. L'aumento di un punto è
inevitabile, dunque, l'unica
soluzione
al momento è che potrebbe essere
posticipato,
rinviandolo ad ottobre 2013 o fino a gennaio 2014. Ma l'aumento ci
sarà, perchè bisogna coprire il gettito annuale di
4 miliardi
che dovrebbe essere assicurato dall’aumento dell’imposta sui
consumi. Impresa sempre più difficile, visti i conti pubblici sotto
pressione da anni e, nonostante sia stata chiusa la procedura per
deficit eccessivo, il Paese non ha
risorse
nè capacità di spesa se non tassando e tagliando la spesa pubblica.
Un'alternativa la propone
Stefano Fassina:
in un'intervista a
L'Unità, il viceministro all'Economia afferma la
necessità di
bloccare
l'aumento dell'imposta, proponendo l'accelerazione
sul pagamento della pubblica amministrazione dei debiti alle
imprese. "Pagando realmente e subito fatture per 15 miliardi -
spiega Fassina - raccoglieremmo tassa, tramite la stessa Iva, per
almeno un paio di miliardi. Una cifra che ci permetterebbe di
sospendere l'aumento dell'Iva fino a fine anno e di eliminarlo
definitivamente con la Legge di stabilità in autunno".
In soli due anni, l'Iva è passata dal 20 al 22%. L'emendamento
è stato approvato dal
governo Berlusconi
il 17 settembre 2011, per rimediare al pareggio di bilancio nel
2013, come da impegni presi con l' Unione Europea. Per questo
motivo, al testo della legge venne inserita nell'agenda di governo
l'aumento dell'Iva, attraverso una
"rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa
l'accisa" in sostituzione della revisione. A mettere
tutto in pratica,
Mario Monti,
che nel decreto salva-Italia stabilì l'aumento di due punti delle
aliquote del 10 e del 21 per cento, dal primo ottobre 2012, e di
altro mezzo punto dal 2014, per un importo del valore di 16,4
miliardi a regime dal 2014. Finora, attraverso i
tagli
sulla
spesa
pubblica
e altre manovre, nessuno di questi aumenti è scattato, tranne la
questione dell'aumento dell'Iva che vale 4,2 miliardi l'anno. Una
questione che è diventata ormai imminente e che preoccupa il mondo
politico e imprenditoriale:
Carlo
Sangalli,
presidente di
Confcommercio,
parla di "un impatto disastroso", con l'aumento di gettito che sarà
molto inferiore al previsto. Perchè"la base imponibile - continua
Sangalli - si ridurrà a causa della naturale contrazione dei consumi
dovuti all'aumento del prezzo finale. I minori consumi interni
avranno effetti negativi sulla produzione e quindi sul Pil".
Intanto,
la
Cgia
di Mestre ha fornito le prime
simulazioni
dell'impatto che l'aumento dell'imposta - assieme alle altre tasse
già presenti - avrebbe su tre tipologie di
famiglie
(single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico,
lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico). La simulazione
- basata su sette fasce retributive e sui dati Istat sui consumi -
porterà ad una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di
reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20 mila euro, del
4,1% per quella da 25 mila euro e dell'8,2% per le rimanenti fasce
di reddito. In pratica, a fronte del rialzo dei prezzi di beni e
servizi, a calare le spese saranno le fasce di reddito medio-alte.
Non solo: nel caso dei
lavoratori dipendenti
senza famiglia, l'incidenza percentuale del rincaro dell'Iva sullo
stipendio netto annuo sarà peggiore per le fasce meno abbienti,
mentre per le
famiglie,
a parità di reddito, più aumenta il numero dei componenti, più si fa
sentire il peso dell' aumento dell'Iva.
Animali: 130.000 abbandoni l'anno, 80% muore e 20% finisce in rifugi
Roma -
Un
gesto simbolo della crudeltà umana, condannato oggi più che mai
dall'opinione pubblica italiana, ormai molto sensibile alle
tematiche animaliste. L'abbandono di cani e gatti, soprattutto
d'estate, è un fenomeno ancora radicato nel nostro Paese: le stime
della Lega antivivisezione (Lav) dicono che ogni anno, in Italia,
circa 130.000 animali vengono abbandonati. Più dell'80% di loro
rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di
maltrattamenti, mentre il 20% finisce in un rifugio per animali
dove, specialmente se anziano o affetto da patologie importanti,
concluderà tristemente la sua esistenza.
Nonostante le molte
campagne di sensibilizzazione realizzate in questi anni, dunque, il
fenomeno dell'abbandono e del randagismo fa registrare ancora dei
numeri preoccupanti. I più aggiornati dati del ministero della
Salute indicano in oltre 100.000 il numero di cani entrati nei
canili sanitari (pubblici) nel 2011 a cui si aggiungono oltre
140.000 cani dei canili e rifugi autorizzati (privati/associazioni),
ricorda la Lav, che lancia in questi giorni una campagna e la
proposta di una nuova legge."La rimozione dei divieti che rendono
difficile la convivenza con i quattro zampe, come in questi ultimi
giorni è accaduto con i divieti condominiali - evidenzia all'Adnkronos
Salute Ilaria Innocenti, responsabile Lav Settore Cani e Gatti - è
importante anche nell'ambito di un'efficace attività di prevenzione
del reato di abbandono di animali: agevolare la convivenza può
essere un incentivo ad accogliere in famiglia un pet, meglio se
adottato da un canile. Eppure gli animali continuano a essere
abbandonati perché la scelta di vivere con loro non è stata
ponderata con responsabilità, perché ritenuti impegnativi o costosi.
Per contrastare questa piaga, proponiamo alcune misure tese a
riformare la legge 281/91 (Tutela animali d'affezione e prevenzione
del randagismo). Oltre a essere un reato, l'abbandono porta a un
dispendio di soldi pubblici che ricade sull'intera collettività:
considerando che per ogni cane ospitato in canile ogni Comune paga
circa 1.000 euro all'anno, e nei canili italiani ci sono circa
150.000 quattro zampe, le proporzioni del fenomeno sono rilevanti".
Questi i punti chiave della petizione per la riforma della legge
281/91, che si potrà firmare on line su www.lav.it e anche su
www.erbolario.com grazie al sostegno offerto dall'azienda di
cosmetici.
1) Rendere più semplice la vita assieme:
accesso libero nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, nelle
strutture turistiche (alberghi, campeggi, spiagge, mezzi di
trasporto pubblico) a cani e gatti. Detrazioni fiscali su cibo e
spese veterinarie per chi adotta un quattro zampe, riconoscimento
del farmaco equivalente in veterinaria, adeguamento dell'Iva a
livelli europei per alimenti e farmaci per animali tenuti non a
scopo di lucro. Incentivi alla sterilizzazione di cani e gatti.
Potenziamento dell'anagrafe felina e inserimento di cani e gatti nel
certificato di 'stato di famiglia'.
2) Aiutarli tutti:
istituzione di un 118 unico a livello nazionale per il pronto
soccorso veterinario, previsione del 'cane libero accudito' in aree
identificate.
3) Adozioni responsabili:
convenzioni tra canili e Comuni con precisi standard di qualità e
tariffa minima senza la possibilità di aste al ribasso, numero
massimo di 200 cani per canile, presenza obbligatoria all'interno
delle strutture di almeno un’associazione di volontariato, apertura
quotidiana al pubblico per almeno 6 ore per favorire controlli e
adozioni.
4) Prevenire e reprimere maltrattamenti e abbandoni:
prevedere il divieto di detenzione di animali a coloro che abbiano
riportato una condanna per reati contro di essi.
Un Coyote contro traffico e autovelox
Nel
mercato dei sistemi anti-autovelox sta per arrivare una nuova
proposta, legale al 100% e basata su innovative funzioni di
assistenza e aiuto alla guida. Si chiama "Il Coyote", ma non ha
molto a che fare con il simpatico (e sfortunato) personaggio dei
cartoni animati, sempre alla caccia del velocissimo Beep Beep:
prodotto dalla francese Coyote System, il nuovo dispositivo
rappresenta il top di gamma dell'offerta d'Oltralpe, già forte dalle
versioni Classic e Mini Plus. La funzione principale del nuovo
Coyote rimane perciò sempre la possibilità di avvisare in anticipo
della presenza di autovelox (fissi e mobili), sistemi Tutor,
semafori controllati da telecamere e varchi ZTL; in aggiunta, avremo
però anche ulteriori funzioni, tutte estremamente utili: tra esse
spicca sicuramente l'aggiornamento in tempo reale sia della mappa
degli autovelox che di eventuali ingorghi nel raggio di 30 Km,
grazie alle segnalazioni degli altri utenti. Con un semplice tocco,
infatti, tutti gli appartenenti alla comunità Coyote potranno
comunicare la presenza di traffico lungo il tragitto, ma anche una
postazione di controllo della velocità appena installata. Tutto
questo, ovviamente, senza timori in fatto di legalità: per il Codice
della Strada, infatti, gli autovelox sono uno strumento di
prevenzione degli incidenti, e non (come spesso è accaduto) un modo
semplice e veloce per rimpinguare le casse degli Enti Locali. Il
Coyote, a breve disponibile nel negozio online dell'azienda, si
presenta ora più grande e completo rispetto ai suoi "fratelli
minori": dotato di connessione Bluetooth e di uno schermo "touch" (a
colori e antiriflesso) da 3,2", garantirà una consultazione più
facile delle informazioni disponibili, mentre i comandi vocali
eviteranno pericolose distrazioni mentre si è alla guida. A tutto
beneficio della sicurezza anche la funzione che cerca di prevenire i
colpi di sonno: il sistema, infatti, tiene costantemente sotto
controllo tutta una serie di parametri di guida (tra cui variazione
di velocità e durata del viaggio) e avvisa immediatamente il
conducente in caso di anomalia. Tra tanti pregi un difetto però c'è,
e riguarda il prezzo: per acquistare Il Coyote sono infatti
necessari poco meno di 200 Euro, comprensivi di un mese di servizi;
una volta scaduto questo termine, per usufruire ancora degli
aggiornamenti in tempo reale serviranno quindi altri 99 Euro per
l'abbonamento annuale italiano o 144 Euro per quello europeo.
Acqua in bottiglia o di rubinetto? Come fare una scelta consapevole
Attingere l’acqua al pozzo, riempire le brocche alla fontana o
sorseggiare direttamente da una sorgente sembrano usi di un tempo e
di luoghi lontani, abituati come siamo a bere l’acqua in bottiglia.
Liscia o gassata. Ma nonostante gli slogan pubblicitari, l’acqua
imbottigliata nella maggior parte dei casi ha le stesse
caratteristiche di quella del rubinetto. Da un test di Altroconsumo
condotto nelle principali città italiane su 40 campioni di acque
minerali, tra le più diffuse sul mercato, è emerso che si tratta di
prodotti di buona qualità, ma anche che non c’è ragione di
credere che siano più salutari della cosiddetta “acqua del sindaco”.
Anzi, l’acqua pubblica è sottoposta a controlli ancora più
rigorosi. Quali caratteristiche hanno le acque potabili che
sgorgano dalle fontanelle? Sono tutte oligominerali, cioè con un
basso residuo di sali. Da una zona all’altra varia il contenuto di
sodio (sempre sotto i limiti di guardia) e di calcare. La presenza
di metalli come alluminio, cromo e arsenico che potrebbe
inquietare è pur sempre ben al di sotto della soglia minima
consentita. Negli ultimi anni molti italiani si sono “riconvertiti”
all’acqua dell’acquedotto: ben 7 milioni, secondo un’indagine
Nielsen. Bere l’acqua del rubinetto conviene eccome. La differenza
con quella in bottiglia in termini di costi è enorme: nonostante
l’aumento delle tariffe dell’acqua potabile, per una famiglia costa
500 volte in meno di quella imbottigliata, di cui gli italiani sono
i primi consumatori in Europa. Più sicura ancora di quella del
rubinetto è quella delle “case dell’acqua” disseminate in
molti luoghi delle nostre città: grazie a sistemi di filtrazione e a
lampade UV, infatti, subisce ulteriori trattamenti, che ne
migliorano la qualità. L’acqua naturale è quasi ovunque gratuita,
quella gassata, addizionata di anidride carbonica, in certi casi è a
pagamento, ma si tratta di una cifra modesta: in media 5 centesimi
al litro. Ed è conveniente anche in termini di costi ambientali:
l’erogazione media di un impianto di una “casa dell’acqua” è di
circa 2.500 litri giornalieri, che si traducono in 1.700 bottiglie
di plastica in meno, ovvero 20 tonnellate di Pet all’anno in meno da
produrre, trasportare e smaltire. Il fatto che l’acqua potabile di
Milano sia stata scelta come bevanda ufficiale all’Expo 2015
è un bel segno del rinnovarsi di una tendenza.
La laguna è velenosa, la colorano di grigio
Acque
limpide e azzurre, una zona tranquilla immersa nella natura. Il
bacino artificiale di Harpur Hill (Derbyshire, Inghilterra),
ricavato da una miniera abbandonata, sembra proprio un tranquillo
luogo di relax. E invece è una vasca di acqua velenosa ed inquinata
che, nonostante i segnali sparsi un po’ dappertutto nella zona,
inganna ogni anno troppe persone.
Per
questo le autorità locali, nella veste dell’High Peak Borough
Council, hanno deciso di colorarne le acque fino a renderle scure e
poco appetibili per i bagnanti. In realtà il colore azzurro
brillante che il laghetto aveva in precedenza derivava infatti dalle
rocce circostanti, e la sua acqua, oltre ad esser tossica, ha un pH
di 11,3, vicino a quello della candeggina, contiene resti di
automobili abbandonate e di animali morti, e chi vi si bagna è
quindi esposto a infezioni, irritazioni e problemi di stomaco. A
confronto le due diverse colorazioni del lago di Harpour Hill, in
Inghilterra. A sinistra il lago velenoso nel suo aspetto originario,
a destra di colore grigio, dopo i provvedimenti presi dalle autorità
locali.Il lago artificiale come appariva prima di essere colorato.
Il suo azzurro intenso attirava molti incauti bagnanti, che subivano
gravi danni dai veleni che ne contaminano le acque. Il lago
artificiale di Harpour Hill dopo la colorazione.
Insonnia da caldo, come combatterla
Nel
periodo estivo il caldo toglie il sonno a moltissimi italiani, che
si girano e rigirano nel letto con la fronte madida di sudore. La
causa, naturalmente, è l'afa notturna che spezza l'abituale ciclo
sonno-veglia, con conseguenze davvero fastidiose sulla vita di tutti
i giorni. Sonnolenza durante il giorno, irritabilità, mal di testa,
disturbi digestivi, tachicardia sono i segnali che il nostro
organismo lancia per avvisarci che dobbiamo recuperare le ore di
sonno perse. Ma come fare? I fattori che impediscono un sano riposo
nelle notti estive sono molteplici: un consumo eccessivo di
caffeina, alcol e tabacco, la camera da letto troppo luminosa, calda
o rumorosa, abitudini alimentari errate e ritmi di vita irregolari.
Eppure l'insonnia da afa si può curare. Vediamo come.
Rimedi
casalinghi contro l'insonnia
- Per prima cosa, bisogna preparare la propria camera da
letto. Se possedete un condizionatore in modalità deumidificatore,
ricordatevi di accenderlo: tenderà ad abbassare la temperatura
dell'ambiente. Mettetelo in funzione un'ora prima di andare a letto
e poi spegnetelo ed evitate di tenerlo acceso per tutta la notte. Se
non avete un condizionatore può essere utile anche un ventilatore,
ma per evitare torcicolli e contratture i getti d'aria non devono
essere diretti sul corpo. La stanza deve essere buia. Se non
riuscite a prendere sonno, evitate di girarvi e rigirarvi nel letto,
piuttosto alzatevi e distraetevi. Cercate di mantenere inalterati i
ritmi di sonno-veglia perché l'organismo percepisce il desiderio di
riposare solo nelle ore in cui l'abbiamo abituato a dormire. Il
pisolino pomeridiano non aiuta affatto, quindi meglio abolirlo.
Prima di coricarvi optate per una doccia di acqua tiepida, anziché
calda, ed evitate nelle ore immediatamente precedenti il riposo
notturno attività fisiche impegnative.
Il
giusto modo di alimentarsi
- L'insonnia da caldo si può prevenire anche con semplici
accorgimenti alimentari. Alcol, caffè e fumo sono sostanze
stimolanti che riducono le fasi di sonno profondo, cioè quelle più
importanti per un riposo ristoratore. Diventa difficile
addormentarsi se non si è sazi o magari si è digiuni; lo stesso vale
nella condizione opposta, cioè se ci si è abbuffati e magari si è
fatto un abuso di pietanze pesanti. Nel pasto serale via libera ai
carboidrati: pasta, riso e orzo contengono il triptofano, un
aminoacido che favorisce la sintesi della serotonina (il così detto
ormone della felicità), il neurotrasmettitore cerebrale che stimola
il rilassamento. La produzione di serotonina è incrementata anche
dal consumo di zuccheri semplici, come ad esempio quelli presenti
nella frutta di stagione. Tra le verdure al primo posto c'è la
lattuga seguita da radicchio, dalla cipolla e dall'aglio, tutte
pietanze che aiutano il rilassamento e favoriscono il buon riposo.
E' bene eliminare la carne a causa della presenza della tirosina, un
aminoacido che interviene come stimolante dei processi mentali, e
tutti i cibi con sale in eccesso o conditi con curry, pepe, paprika.
Estate: zanzare tigre 'frenate' dal clima ma aiutate dalla crisi, è in
arrivo un' invasione
Roma
- In ritardo, ma comunque in arrivo. Con il rischio di un'invasione
'senza troppi ostacoli' grazie alla crisi. La zanzara tigre comincia
a comparire nelle nostre città solo ora, qualche settimana più tardi
rispetto agli anni precedenti. Merito degli acquazzoni di forte
intensità che hanno colpito molte aree del Paese e che hanno la
capacità di 'lavare' i tombini, portando via le larve. Ma con i
pochi soldi a disposizione dei Comuni, il rischio è che le
necessarie disinfestazioni non vengano mai fatte. Lo spiega Vincenzo
Girolami, docente di entomologia alla Facoltà di Agraria di Padova.
"Quest'anno è andata eccezionalmente bene, soprattutto al Nord, sul
fronte zanzare", dice all'Adnkronos Salute Girolami. "In molte zone,
come in Veneto, le piogge molto forti, con gli acquazzoni capaci di
creare mulinelli nei tombini, hanno pulito i tombini meglio di un
trattamento insetticida". Questo vantaggio, però, non durerà a
lungo. Gli scrosci violenti di pioggia "non possono ovviamente aver
lavato tutto", sottolinea l'esperto. Quindi il ciclo riproduttivo è
ricominciato. "E temo che le zanzare, le tigre come quelle
domestiche, non saranno molto ostacolate nella loro crescita. Molte
città, infatti, sono costrette a rinunciare alle disinfestazioni che
oggi, con i bilanci all'osso, appaiono molto costose. Servono
infatti tempo, materiali, personale. In una città come Padova, si
spendono circa 500 mila euro". Per i cittadini, quindi, l'unica
possibilità di salvezza è ricorrere al fai-da-te. "Ciascun
condominio può fare disinfestare da specialisti le aree
dell'edificio a rischio", continua l'entomologo. Meno utili le
procedure 'casalinghe'. "Usare la candeggina - aggiunge Girolami -
serve solo ad inquinare - mentre il sottovaso di rame è solo un
palliativo". Per l'esperto la difficoltà di controllare le
invasioni periodiche di zanzare è legata ad un problema strutturale,
che parte d lontano. "Il problema, a mio parere, sono state le
scelte urbanistiche fatte negli anni '60 del '900, non solo in
Italia, ovvero optare per un collettore unico per le acque piovane e
quelle fognarie. Il risultato è che i tombini, per non far risalire
la puzza di fognatura, hanno sempre dell'acqua sul fondo, per lo
stesso principio del water di casa. Un ristagno che è terreno
favorevole per le zanzare". Oggi, però, "è un problema
difficilmente risolvibile e che non viene nemmeno considerato da
architetti e ingegneri. La soluzione sarebbe quella di riprogettare
tutto e far defluire le acque piovane nei fiumi e le fogne in un
collettore ad hoc. In tempi di crisi sono interventi impensabili.
Anche se in qualche Paese europeo ci si sta pensando, almeno a
livello teorico", conclude Girolami.
La norma che obbliga a far transitare su un conto corrente terzo
tutte le spese mira alla trasparenza
Tra le riforme più interessanti che riguardano inquilini del
condominio e amministratori c’è l’obbligo di far transitare
su uno specifico conto corrente le somme che riguardano la gestione
economica del palazzo. Un conto corrente, che può essere postale o
bancario, che l’amministratore gestisce e firma, in quanto
rappresentate di altri, ma che deve essere accessibile anche a chi,
per legittimo interesse, volesse averne visione, per estrarre copia
della renditazione contabile, a sue spese. Per aprire il conto,
l’amministratore dovrà presentare all’istituto di credito una copia
dell’assemblea condominiale della delibera che ne attesti la
nomina ad amministratore e la durata dell’incarico, l’autorizzazione
all’apertura del conto, i poteri conferiti in ordine all’apertura e
alla gestione del conto, una copia del regolamento e il codice
fiscale del condominio. La riforma quindi prevede l’obbligo di
apertura del conto corrente: l’omessa apertura è una grave
irregolarità per cui revocare il mandato da amministratore. La data
limite entro cui aprire il conto è il 18 giugno. Ovviamente, possono
maturare interessi che, in linea di massima, potrebbero compensare
le spese da pagare o di fatto essere reinvestite nella vita del
palazzo. La trasparenza è il fine della riforma, ma è necessaria
anche una certa dose di elasticità per non penalizzare la vita del
condominio. Infatti, l'amministratore è obbligato a far transitare
le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi,
nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio su
uno specifico conto corrente, come detto: una norma che limita il
suo diritto di prelevare o depositare contanti senza giustificare a
che titolo compie l’operazione, nella relativa movimentazione
bancaria. Tuttavia, la vita di un condominio prevede spese anche
minime: in tal caso ci sarà un’indicazione generica, come quella del
fondo cassa, a giustificare il prelievo di contanti, ma nella
gestione contabile interna andranno sempre giustificate le finalità
del prelievo effettuato. I versamenti degli abitanti del condominio
in contanti, andranno versati sul conto, indicandone la provenienza,
nel caso in cui l’amministratore sia disponibile ad accettare questa
modalità di pagamento. Le somme possono essere grandi o piccole, a
volte magari sono risibili, ma devono necessariamente transitare sul
conto corrente: l’amministratore non percepisce ulteriore
compenso per la gestione del conto corrente. L’apertura del conto
comporta delle spese e il pagamento di un’imposta di bollo: e come
sottolineava l’Anaci (Associazione nazionale amministratori
immobiliari e condominiali) diversi istituti hanno applicato ai
condomini un’imposta da bollo per persona giuridica e non per
persona fisica, facendo pagare un’imposta bollo da 100 euro anziché
da 34,20. Inoltre, nel caso di cc. intestati a persona giuridica,
si paga di più anche per gli eventuali scoperti. La riforma, in
ogni caso, non solo rende più trasparenti le transazioni necessarie
a pagare fornitori e dipendenti, il versamento dei contributi dei
condomini, l’acquisizione di beni fondamentali per la vita dello
stabile ma traduce sul campo un indirizzo giurisprudenziale che si è
fatto forte. Come già stabiliva la sentenza 7162/2012 della
Cassazione, l’amministratore è tenuto a evitare
sovrapposizioni e confusione fra il patrimonio del condominio e
quello personale, facendo appunto affluire i versamenti delle quote
condominiali su apposito e separato conto corrente
7 oggetti molto rubati che non ti aspetti
L’FBI ha recentemente calcolato che il furto di oggetti da negozi al
dettaglio costa agli Stati Uniti circa 30 miliardi di dollari ogni
anno. E una vera sorpresa viene dalla tipologia di alcuni degli
oggetti più rubati. Si tratta infatti di prodotti di uso del tutto
comune, non incredibilmente costosi né particolarmente ricercati,
che tuttavia i ladri sembrano amare molto. Vediamo quali sono.
La Bibbia
- I dieci comandamenti recitano “non rubare”, ma i ladri non
sembrano tenerne molto conto, nonostante sia proprio la Bibbia il
libro più rubato in assoluto. E nonostante copie del libro sacro
siano disponibili in forma gratuita in chiese e parrocchie di tutto
il mondo.
Test di Gravidanza -
I test per stabilire se si è o meno in stato di gravidanza sono tra
gli oggetti più rubati per almeno tre motivi. Innanzitutto sono
facili da rubare, data la loro conformazione e le piccole confezioni
con cui sono messi in vendita. In secondo luogo i test, come molti
medicinali da banco messi in vendita nei supermercati, possono
essere piuttosto costosi. In terzo luogo, la gente odia pagare molto
un oggetto che userà una sola volta.
Nutella
- Pochi dolciumi sono amati come la Nutella, in particolar modo dai
ladri. Lo scorso aprile, in Germania, la polizia ha scoperto in una
stazione ferroviaria abbandonata circa 5000 vasetti di Nutella, per
un valore totale di 21mila euro.
Extension per capelli
- Un gran numero di extension vengono rubate ogni giorno. I ladri
sembrano tuttavia puntare al top, ovvero alle confezioni fatte di
veri capelli che costano fino a mile dollari al pacco. Questo tipo
di accorgimenti estetici hanno d’altra parte un costo. Chi li
utilizza comunemente usa circa due pacchi ogni volta e le extension
devono essere rimpiazzate ogni 3 o 6 mesi.
Aspirapolvere di ultima generazione -
Non sembra che questi elettrodomestici possano essere sottratti
facilmente senza essere scoperti. Eppure le ultime generazioni di
aspirapolvere sono più leggere, di dimensioni ridotte e sono vendute
in confezioni abbastanza piccole, che non attirano l’attenzione e
possono essere facilmente nascoste. Ma cosa le rende desiderabili
per i ladri? Hanno un valore di mercato piuttosto alto e sono
piuttosto facili da rivendere.
Energy drinks -
Strano ma vero, le bibite energetiche sono tra le cose più rubate
nei negozi. Ma spesso è per rivenderle ad altri negozianti, o
direttamente a chi ne fa uso, a prezzi decisamente ribassati
Detersivo in polvere per bucato -
Il classico fustino di detersivo in polvere non sembra l’oggetto
ideale da infilare sotto la giacca, ma è costantemente oggetto di
furti. Anche in questo caso, infatti, i ladri rivendono facilmente
il prodotto ad altri negozi, che lo pagano così considerevolmente
meno di quanto farebbero rivolgendosi al fornitore o al grossista.
Negli USA è particolarmente amato dai ladri il “Tide”, popolare
detersivo per il bucato. A pare i criminali lo usano spesso come
merce di scambio per acquistare o vendere droga: una confezione da
150 once può essere scambiata infatti con 5 dollari in contanti o 10
dollari in marijuana e cocaina.
Manutenzione dell'aria condizionata
Nonostante si sia fatta attendere più del dovuto, è finalmente
arrivata la bella stagione: quando siamo in macchina, però, il caldo
e le alte temperature rappresentano ben più che un semplice
fastidio; per combattere la calura estiva, in questo periodo gli
automobilisti sfruttano a fondo uno degli accessori essenziali nelle
vetture moderne, il climatizzatore: per evitare brutte sorprese nel
periodo più torrido dell'anno, è bene però prepararsi per tempo,
sottoponendolo a una manutenzione preventiva. Secondo gli addetti ai
lavori, infatti, è bene controllare il sistema ogni 15 mila
chilometri e almeno una volta l'anno, dato che in dodici mesi può
evaporare fino al 10% del liquido refrigerante. Oltre ad avere un
"potere rinfrescante" praticamente nullo, la mancanza del liquido
del climatizzatore potrebbe però anche minarne il funzionamento
corretto, dato che il compressore dell'impianto rischierebbe seri
danni. Con una perfetta manutenzione del "clima", inoltre, si
ottimizzerebbe anche uno dei suoi vantaggi più sottovalutati,
legato alla nostra salute e a quello che respiriamo: pochi
infatti si ricordano che sia il climatizzatore che l'abitacolo della
nostra auto sono "protetti" da filtri, che trattengono
particelle inquinanti, batteri, polvere e pollini vari provenienti
dall'esterno. A lungo andare, ovviamente, queste componenti vanno
sostituite, così da garantire una qualità dell'aria ottimale. Per
mantenere in perfetta efficienza l'impianto di climatizzazione,
inoltre, gli esperti consigliano anche di metterlo in funzione
almeno qualche minuto ogni settimana, anche d'inverno: usandolo
regolarmente, infatti, si lubrificano le guarnizioni e si "tiene in
esercizio" il compressore, evitando che l'inattività possa causare
danni al sistema. Oltre a ricaricare il liquido refrigerante,
inoltre, sarebbe opportuno far esaminare annualmente da un tecnico
anche parti come condensatore, evaporatore, valvola di espansione e
compressore, mentre una revisione di tubi flessibili e guarnizioni è
caldamente consigliata ogni biennio, così da prevenire eventuali
perdite. Ma è possibile un utilizzo "intelligente" del
climatizzatore anche a livello di consumi di carburante: lo
sapevate, infatti, che accendere l'impianto per meno di 15 minuti
non garantisce praticamente nessun beneficio? In quei casi, gli
esperti consigliano quindi l'uso della semplice funzione di
ventilazione, oppure (come facevano i nostri genitori o nonni) di
aprire il finestrino della vettura. Al termine di un periodo di uso
prolungato, inoltre, è meglio spegnere il climatizzatore e
utilizzare la sola ventola per qualche minuto: in questo modo si
limiterebbe la formazione di muffe e batteri nei condotti
dell'impianto, con ovvi benefici per il nostro sistema respiratorio.
Salute: 'bronchiti di giugno' in aumento, fino a 150.000 casi a
settimana
Milano - "Da
120 mila a 150 mila casi a settimana". Gli italiani messi a letto
dalle 'bronchiti di giugno' non solo non diminuiscono, ma
aumenteranno. Parola di Fabrizio Pregliasco, virologo
dell'università degli Studi di Milano, che punta ancora una volta il
dito contro gli sbalzi termici di questa stagione atipica. "Nella
prossima settimana è previsto un ulteriore aumento di queste
infezioni", spiega l'esperto all'Adnkronos Salute. E "l'elemento più
preoccupante - aggiunge - è un incremento rispetto alla media delle
forme di polmonite nei soggetti più fragili". All'origine dei
sintomi, ricorda Pregliasco, ci sono adenovirus, rinovirus e
coronavirus. "Una situazione che - ribadisce - vede il quadruplo dei
casi rispetto alla media nello stesso periodo degli anni scorsi".
Attenzione dunque a spostarsi dal caldo al freddo e viceversa,
raccomanda l'esperto, "perché è il momento del cambio di temperatura
che ci rende più suscettibili alle infezioni. Quando di colpo siamo
esposti a temperature diverse, infatti, si blocca il meccanismo di
protezione delle prime vie aeree, la 'clearence muco-ciliare'. In
pratica continua la produzione del muco, ma è bloccato il meccanismo
che lo elimina, e il virus entra per via di questa paralisi
temporanea". Bisogna dunque cercare di acclimatarsi: uno dei
consigli, ad esempio, è "spegnere l'aria condizionata prima di
salire in macchina, quando l'ambiente si è rinfrescato". "Non sono
da sottovalutare questi raffreddori - avverte Pregliasco - Queste
forme in genere si presentano con febbricola, naso chiuso o che
cola. Se dopo 4 o 5 giorni le cose non migliorano, o dopo un
miglioramento le cose peggiorano con una situazione che perdura
oltre i 7 giorni, magari con difficoltà respiratorie, allora si può
sospettare la sovra infezione batterica. Inoltre - sottolinea
l'esperto - nell'anziano non è detto che ci sia febbre".
Inizialmente si può utilizzare un farmaco per contrastare i sintomi
del raffreddore, ma "mai eccedere nel dosaggio rispetto alla
prescrizione nella scheda tecnica", raccomanda il virologo. Non solo
perchè fa male, ma anche perché "non bisogna azzerare i sintomi.
Infatti, dobbiamo essere in grado di monitorare l'andamento della
malattia".
Spese sospette: l'Agenzia delle Entrate invia le lettere di avviso …
L’Agenzia avvisa il contribuente in caso di discordanze tra entrate
e uscite ma non è obbligatorio rispondere. Ai contribuenti italiani
sta arrivando una
missiva importante
e a inviarla è un mittente mai troppo amichevole: l’Agenzia
dell’Entrate. Ma cosa dicono le lettere? Invitano il contribuente a
verificare la compatibilità di quanto dichiarato per l’anno 2011
con le voci di spesa presenti nel prospetto inviato in allegato, o
con lo strumento di autodiagnosi conosciuto come Redditest. Un tema
caldo la
compatibilità tra spese e dichiarazione,
ma nel caso in questione siamo innanzi a uno strumento di compliance,
e non davanti a un accertamento fiscale. L’Agenzia fornisce
informazioni generiche sulle spese effettuate nel 2011 e note al
Fisco; la congruità va verificata con quanto dichiarato nel 730.
Il problema non si presenta se le spese, pur più alte del reddito,
sono state effettuate con fonti legittime di finanziamento.
C’è anche la seconda chance, quella di correggere la dichiarazione,
avvalendosi del
ravvedimento lungo,
fino al 30 settembre 2013, che prevede una sanzione del 3,75%. Non
è certo il primo caso di lettere informative
che l’Agenzia invia: l’anno scorso è andato in scena lo stesso
copione, ovviamente per il reddito complessivo dichiarato nel 2010.
Il
panico per i contribuenti
non manca mai, ma queste comunicazioni hanno perlopiù carattere
informativo, o finalità preventive, quindi bisognerebbe capire
perché si scatena il panico ogni volta che l’Agenzia invia una
missiva, posto che
non è obbligatorio rispondere
e che non vi è un accertamento in corso. Fa più rumore invece il
fatto che il cittadino può
spiegare o ritoccare la dichiarazione,
ma non è messo a conoscenza dell’ammontare delle spese, che non è
precisato, per tutelare la riservatezza ma anche nella certezza che
il contribuente sa quanto spende.
In pratica l’Agenzia sa e il cittadino pure: resta da capire chi
deve fare il primo passo.
Per la serie: non dico che hai sbagliato, ma nemmeno ti dico che hai
fatto giusto, e vediamo chi cede per primo. Ovvio che molti
contribuenti si chiedano a chi spetti l’onere
della prova,
posto che è l’Agenzia a farsi viva. In ogni caso, sembra che la
moral suasion funzioni se
i redditi dichiarati lo scorso anno da circa 256mila soggetti che si
erano visti recapitare la missiva sono cresciuti di circa il 10%.
Anche nel 2011 erano partite 50mila missive che si riferivano alle
precedenti annualità e che avrebbero riportato
130 milioni di euro nelle casse dell’Erario,
secondo quanto scrive Italia Oggi. L’esperimento nei fatti funziona
ma è giusto il modo in cui è condotto? Già lo scorso anno si parlava
di una forma di
bluff al poker,
dove a parole si tutela la privacy del contribuente, ma nei fatti
non gli si concede tutti gli strumenti per capire dove sbaglia e
perché, posto che deve poi
dimostrare quando e in che modo le spese non coincidono.
Più complesso è invece l’altro tema, quello del rapporto tra Fisco e
cittadino, che, pur nel nome della
lotta all’evasione,
ha raggiunto in Italia livelli emergenziali, e ribadisce sempre di
più una forma di subalternità, dove il sospetto vince pur per nobili
fini, cioè recuperare gettito.
Piano Città: pioggia di finanziamenti per rilanciare il Paese
La ricchezza dell’Italia passa, da sempre, dalla bellezza dei suoi
campanili, che però, soprattutto in una stagione come quella
attuale, meritano un forte rilancio, per tirare la volata al Paese.
E il rilancio passa dalla riqualificazione delle aree degradate e
dal ripensamento di poli industriali e logistici. Ecco a cosa mira
il Piano Città, il programma del ministero delle Infrastrutture e
Trasporti avviato dal primo decreto sviluppo e dedicato alla
rigenerazione delle aree urbane degradate, che cofinanzierà i
programmi edilizi e urbanistici di 28 città, quelle che hanno di
fatto vinto una gara che ha visto partecipare le amministrazioni
comunali italiane con oltre 457 proposte di intervento. Le decisioni
sono state prese dalla Cabina di Regia – un organo che comprende i
ministeri interessati, oltre che della Conferenza delle Regioni,
dell’Anci, dell’Agenzia del Demanio e di Cassa Depositi e Prestiti.
Tra i compiti della Cabina, oltre alla selezione dei progetti, la
determinazione dei contribuiti finanziari e la promozione dei
contratti di valorizzazione urbana. Il cofinanziamento nazionale
vale 318 milioni di euro(224 dal Fondo Piano Città e 94 dal Piano
Azione Coesione per le Zone Franche Urbane dove si concentrano
programmi di defiscalizzazione per le Pmi), complessivamente
progetti e lavori valgono 4,4 miliardi di euro complessivi, tra
fondi pubblici e privati. Ecco quali sono le proposte che
potenzieranno le città prescelte, e che muoveranno un volume di
investimenti ampio a fronte di interventi da mettere in cantiere.
Kyotango (Giappone)
- E' morto in Giappone a 116 anni l'uomo più anziano del mondo.
Jiroemon Kimura, che era stato riconosciuto dal Guinnes world record
come più anziana persona vivente, più anziano uomo in vita e più
anziano uomo di sempre, si è spento oggi per cause naturali. Kimura,
originario di Kyotango in Giappone, era nato il 19 aprile 1897.
Secondo il Guinnes world record è stato il primo uomo della storia
ad aver vissuto fino all'età di 116 anni. Il titolo di persona
vivente più anziana al mondo è passato ora a un'altra persona
giapponese, Misao Okawa, che era già stata dichiarata la donna in
vita più anziana al mondo.
L'aumento dell'Iva previsto per luglio rimette in
gioco anche l'imposta sugli immobili: e il contribuente paga...
Da
mesi, e specialmente nelle ultime settimane, il tema Imu
domina il dibattito politico ed economico italiano, ma sulla testa
del contribuente sta per arrivare un’altra mazzata, ovvero l’aumento
dell’Iva al 22%, in programma dal primo luglio prossimo, a
meno di ripensamenti. E’ vero che fermare l’Iva è auspicabile ma in
tal caso bisognerebbe comunque reperire le risorse, come
sottolineato dal premier Enrico Letta. E come si fa a recuperare le
risorse? C’è chi auspica di limitare la rimozione dell’Imu per le
fasce medie; chi sostiene che non serva in quanto i due
provvedimenti non si cannibalizzano e chi invece difende a spada
tratta l’Imu, sostenendo che l’abolizione non rilancerebbe le
imprese e il lavoro e che la tassa sulla prima casa non sia poi così
alta. Sospendere l’aumento Iva fino al 2014 significherebbe
l’assenza di 2 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Ma agli
italiani cosa dà più fastidio, l’Imu o l’Iva? Partiamo da
quest’ultima che tocca tutti gli italiani senza distinzione di
sorta, essendo una tassa indiretta e non progressiva.
L’aumento dell’aliquota crea un effetto a catena, poiché non
aumenterebbero solo i prodotti soggetti all’Iva, ma anche i prezzi
di quei beni che si trasportano su gomma, visto il ritocco
aggiuntivo di un asset fondamentale come i carburanti. E poi
aumenteranno di conseguenza i beni di consumo e le tariffe di
artigiani e professionisti. Secondo le stime di Confcommercio,
l’aumento si traduce in una stangata di 135 euro in media all’anno
per una famiglia di 3 persone. Per la Cgia di Mestre, invece, per un
nucleo di 4 persone, l'incremento medio annuo sarà di 103 euro,
poiché la tassa riguarda solo il secondo semestre del 2013.
L’effetto dell’aumento dell’aliquota impatterebbe, secondo
Confcommercio, sul 60-70% dei consumi in una fase già
difficilissima: il saldo finale per il commercio al dettaglio,
figlio dell’apocalittico combo crisi-iva, vedrebbe spirare 26
mila imprese. Per Federconsumatori, sommando Iva, Imu al netto
dell’imposta prima casa, Tares a dicembre, le famiglie arriverebbero
a pagare 734 euro. Insomma, l’incremento Iva vale 2 miliardi di euro
di gettito per l’anno in corso e il doppio nel 2014, ma rischia di
deprimere definitamente il reddito disponibile per i consumi. E l’Imu
invece, quanto incide? Come rilevava l’analista Carlo
Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, in un intervento che ha
fatto molto discutere, in una lettera aperta al presidente Letta su
Il Foglio, “nel 2012, l’Imu ha prodotto un gettito di 23,7
miliardi di euro, di cui circa 4 dalle prime case (contro i 3,3
della vecchia Ici), 6,5 miliardi dagli immobili strumentali delle
società e 5,2 da quelli delle imprese individuali. Il 35 per cento
dei contribuenti ha versato meno di 200 euro, cioè ha potuto
detrarre quanto pagato sull’abitazione principale”. Tra i due mali
insomma c’è da capire quale sia il minore, posto che l’aumento dell’Iva
danneggia la propensione ai consumi e come si può pretendere che gli
stessi ripartano, se l’indicatore sui consumi di Confcommercio nello
scorso marzo segnava già un -3,4% in termini tendenziali? Più
complesso poi rimane il discorso sull’attitudine italiana a tagliare
una tassa a destra, per aumentarne un’altra a sinistra, malgrado ci
sia una spesa pubblica che si presti ampiamente a tagli da 3 cifre;
per non parlare poi della tassazione sui redditi da lavoro e da
impresa, che ha pochi paragoni per pesantezza fiscale.
Turismo, assegnate le
Cinque Vele, Sardegna e Puglia in testa
Roma
- La Sardegna e la Puglia
sono le regioni che quest'anno hanno il maggior numero di località a
5 vele, il premio per il turismo e la balneazione attribuito da
Touring Club Italiano e Legambiente. Al primo posto c'è Posada, in
provincia di Nuoro, seguita da Santa Maria Salina (Messina) e
Pollica (Salerno). Ma tra le 15 località primeggiano
complessivamente Sardegna e Puglia, seguite dalla Toscana e dalla
Sicilia. "Le località premiate con le 5 vele e l'originale ed
efficace sistema di valutazione della qualità ambientale e dei
servizi messo in piedi da Legambiente e Touring club, rappresentano
il miglior antidoto alla grave crisi economica che sta attraversando
il nostro Paese", ha commentato in una nota Angelo Gentili,
responsabile Turismo di Legambiente.
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Solstizio d'Estate
- 21 giugno
Inizia l'estate nell'emisfero boreale e l'inverno in quello australe.
Al polo Nord il Sole rimane sopra l'orizzonte per sei mesi, mentre al polo
Sud ne rimane sotto per altrettanto.
La durata del giorno è massima nell'emisfero boreale e minima in quello
australe.
Le giornate iniziano a decrescere nell'emisfero boreale e a crescere in
quello australe.
Il Sole sorge a Nord-Est e, passando al meridiano alla distanza massima di
+23,5° dall'equatore celeste, tramonta a Nord-Ovest
GIUGNO
Giorno 21 il sole lascia il segno dei gemelli ed entra in quello
del cancro
Giugno,
denominato anche
Mese del Sole o Mese della Libertà,
è il 6º
mese
dell'anno
secondo il
calendario
gregoriano, ed è il primo mese dell'estate
nell'emisfero
boreale e il primo dell'inverno
nell'emisfero
australe; consta di 30 giorni e si colloca nella prima
metà di un anno civile. Il nome deriva dalla dea
Giunone,
moglie di
Giove.
La denominazione
Mese
del Sole
deriva dal fatto che in corrispondenza del 21º giorno del mese,
ovvero nel
solstizio d'estate,
l'asse
terrestre presenta un'inclinazione tale da garantire la
massima durata di luce nell'arco di un giorno. In contrasto con il
solstizio d'estate, il solstizio d'inverno che cade il 22 dicembre,
rappresenta il giorno dell'anno solare più corto, in quanto l'asse
terrestre raggiunge un valore di declinazione negativa,
rappresentando quindi l'inizio della stagione invernale
nell'emisfero boreale. E' invece comunemente soprannominato
Mese della Libertà
in quanto gli alunni terminano la scuola.
RICORDIAMO:
2
giugno - si celebra la festa della Repubblica
5
giugno - Ascensione
12 giugno -
Pentecoste - 19 giugno -
Santissima Trinità
Giorno 21 inizia l’estate

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8/6/2013 |
Giugno |
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Primo quarto |
|
16/6/2013 |
Giugno |
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Luna Nuova |
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23/6/2013 |
Giugno |
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Ultimo quarto |
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30/6/2013 |
Giugno |
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Luna piena |
Quali sono le tasse
sugli immobili
La pressione fiscale in Italia è alta e a farne le spese sono
anche e soprattutto gli immobili, il vero tesoro materiale degli
italiani, tassati per il reddito che producono, per il loro
valore patrimoniale, per il loro trasferimento nelle
compravendite, ma anche nelle donazioni e nelle successioni.
Ecco allora quali sono le tasse e le imposizioni a cui
"piegarsi" per essere possessori, a vario titolo, di immobili.
Imu -
La tassa più dibattuta d’Italia è l’ imposta municipale propria
dovuta su tutti gli immobili posseduti a titolo di proprietà o
di altro diritto reale, compresa l’abitazione principale e le
relative pertinenze. L’importo che spetta pagare al contribuente
è pari al prodotto tra la base imponibile e l’aliquota, con una
detrazione nel caso dell’abitazione principale. La base
imponibile è costituita dal valore dell’immobile , determinato
–per quelli iscritti in catasto- moltiplicando la rendita in
vigore all’inizio dell’anno, rivalutata del 5%, per i
coefficienti stabiliti per i singoli gruppi catastali.
L’aliquota che si applica per l’abitazione principale e per le
relative pertinenze è fissata allo 0,4%, percentuale che i
Comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, fino a
0,2 punti percentuali. Per i fabbricati rurali l’aliquota è
dello 0,4% se adibiti ad abitazione principale e dello 0,2% se
strumentali, percentuale che i Comuni possono ridurre fino allo
0,1%.I possessori della casa di abitazione principale e delle
relative pertinenze (una al massimo per ciascuna delle categorie
catastali C/2, C/6 e C/7), possono detrarre dall’imposta dovuta
per questi immobili, fino a concorrenza dell’ammontare dovuto,
l’importo annuo di 200 euro, da rapportare al periodo dell’anno
per il quale l’immobile è stato destinato ad abitazione
principale .
Ivie
- Chi risiede in Italia ma possiede immobili all’ estero ,
destinati a qualsiasi uso, ha l’obbligo di pagare l’Ivie, ovvero
l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero.
Pagheranno quindi i proprietari di fabbricati, aree fabbricali e
terreni destinati a qualsiasi uso; i titolari di diritti reali ;
i concessionari di aree demaniali, i locatari per gli immobili,
concessi in locazione finanziaria, costruiti o in fase di
costruzione. L’imposta è dovuta in misura proporzionale alla
quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto
il possesso (viene conteggiato per intero il mese nel quale il
possesso si è protratto per almeno quindici giorni). L’ammontare
dell’imposta è pari allo 0,76% del valore degli immobili. Se non
superiore a 200 euro, l’imposta non è dovuta. Ovviamente,
laddove si paghi un’imposta patrimoniale allo Stato in cui si
trova l’immobile, per evitare la doppia imposizione, è possibile
dedurre un credito pari all’ammontare della stessa. Se c’è
invece un’eccedenza di imposta reddituale non utilizzata, si
detrae dall’imposta dovuta in Italia per quegli immobili un
ulteriore credito d’imposta derivante da tale eccedenza.
Compravendita di immobili
- Quando a vendere è
un'impresa "costruttrice" (o un'impresa che ha ristrutturato
l'immobile) e la vendita avviene entro 5 anni dall’ultimazione
dei lavori, le imposte dovute sono: l’Iva al 10% (o 21% se
fabbricato di lusso); l’imposta di registro (nella misura fissa
di 168 euro); l’imposta ipotecaria (nella misura fissa di 168
euro); l’imposta catastale (nella misura fissa di 168 euro). Se
a vendere è il privato, un'impresa "non costruttrice",
un'impresa "costruttrice" (o che ha ristrutturato l'immobile)
che vende dopo cinque anni dalla data di ultimazione dei lavori,
le imposte da pagare sono l’imposta di registro (7%); l’imposta
ipotecaria (2%); l’imposta catastale (1%).
Compravendita della prima casa -
Quali imposte si pagano quando si compra la prima casa ? Dipende
dai soggetti presenti nella compravendita ma per l’acquisto
della prima casa e pertinenze sono previste aliquote agevolate.
Se il
venditore è un privato ,
bisognerà pagare l’imposta di registro al 3 per cento, l’imposta
ipotecaria fissa di 168 euro, l’imposta catastale fissa di 168
euro. Se il venditore è un impresa di costruzione e i lavori
sono stati completati da massimo 4 anni, si pagherà l’Iva al 4
per cento, l’imposta di registro fissa di 168 euro, l’imposta
ipotecaria fissa di 168 euro, l’imposta catastale fissa di 168
euro. Se invece a vendere l’immobile è un’impresa costruttrice
che ha terminato i lavori da 4 anni, si paga l’imposta di
registro fissata al 3 per cento, l’imposta ipotecaria fissa di
168 euro, l’imposta catastale fissa di 168 euro ma si è esenti
dal pagamenti Iva.
Imposta di successione -
Ricevete in eredità beni immobili o diritti reali sugli
immobili? Dovrete versare l’imposta di successione , la cui base
imponibile è costituita dalla rendita catastale dell’immobile,
rivalutata del 5%, moltiplicata per dei coefficienti riferibili
ai gruppi e alle categorie catastali di pertinenza. Si applicano
aliquote diverse a seconda del grado di parentela che intercorre
tra l’erede e colui che lascia in eredità: 4%, per il coniuge e
i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per
ciascun erede, 1.000.000 euro; 6%, per fratelli e sorelle, da
calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 100.000 euro;
6%, da calcolare sul valore totale(cioè senza alcuna
franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini
in linea retta, nonché affini in linea collaterale fino al terzo
grado; 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna
franchigia), per le altre persone
Imposta ipotecaria e catastale su beni ricevuti in eredità
- L’eredità che vi spetta
è composta di beni immobiliari e diritti reali immobiliari?
Allora pagherete anche, oltre all’imposta di successione, le
imposte ipotecarie e catastali che sono pari, rispettivamente,
al 2% e all’1% del valore degli immobili, con un versamento
minimo di 168 euro per ciascuna imposta. Se all’interno
dell’asse ereditario vi è un immobile (non di lusso) in
relazione al quale sussistono i requisiti previsti per
l’agevolazione “prima casa”, le imposte ipotecaria e catastale
sono dovute nella misura fissa (168 euro per ciascuna imposta).
Imposta di donazione -
Per i fortunati che entreranno in possesso di un immobile non
per eredità, ma per donazione , spetta pagare le imposizioni del
caso: le aliquote per determinare l’imposta sono le stesse
previste per le successioni, e quindi possono variare in
relazione al rapporto di parentela tra colui che dona e colui
che beneficia. Gli importi esenti dall’imposta (la franchigia)
sono aggiornati ogni quattro anni, in base all’indice del costo
della vita. Anche nel caso di un bene immobile o di un diritto
reale immobiliare basato su una donazione, sono dovute l’imposta
ipotecaria , nella misura del 2% del valore dell’immobile e
l’imposta catastale , nella misura dell’1% del valore
dell’immobile. Per le donazioni di prima casa, valgono le stesse
agevolazioni previste per le successione: colui che beneficia
della donazione, invece di applicare le percentuali sul valore
dell’immobile, paga 168 euro fisse di imposte ipotecarie e
catastali
Cedolare secca -
Il regime della cedolare secca è stato introdotto nel 2011. Si
tratta di un sistema alternativo, facoltativo, e agevolato di
tassazione del reddito derivante dagli immobili locati per
finalità abitative. Il sistema della cedolare secca consiste
nell’applicare al canone annuo di locazione un’imposta fissa in
sostituzione dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché
dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo dovute sul
contratto di locazione. La cedolare secca è riservata alle
persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro
diritto reale di godimento sulle unità immobiliari locate
(usufrutto, uso, abitazione). Gli immobili per i quali si può
scegliere il regime della cedolare sono: le unità abitative
appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10
-uffici o studi privati), locate per finalità abitative, le
relative pertinenze (solo se date in affitto congiuntamente
all’abitazione). Il suo importo è del 21% del canone annuo
stabilito dalle parti, per i contratti di locazione a canone
libero ; del 19% del canone annuo
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E.mail:
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I SEGNI DELLO ZODIACO
IL SEGNO DEL
MESE ...
GEMELLI
Dal 20
Maggio
al 21 Giugno
Segno di aria, mobile,
governato dal pianeta Mercurio
Gemelli
sono irrequieti ed amano raccogliere
informazioni preziosi e versatili. Ragionano
molto rapidamente e sono troppo impazienti
di conoscere tutto e in fretta. Sono in
grado di fare più cose rispetto a quelle che
stanno pensando nel medesimo istante ed
amano i giochi enigmistici e di
intelligenza…
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